La diffusione della ketamina: la cocaina dei ricchi

La diffusione della ketamina: la cocaina dei ricchi

Il sequestro di oltre 100 kg di ketamina presso un centro di spedizione nell’area a nord di Napoli solleva pesanti interrogativi sul ruolo che l’Italia ha nel mercato mondiale di questa sostanza. L’operazione è stata condotta dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, la droga era destinata al mercato statunitense ed era stata nascosta tra confezioni di pasta e farina. Una volta venduta, avrebbe fruttato circa 40 milioni di euro, un grammo infatti arriva a costare fino a 40 euro. Un valore che le è valso l’appellativo di “cocaina dei ricchi”. Questa vicenda però fa sorgere una serie di interrogativi, e soprattutto riaccende l’allarme sulla diffusione della ketamina.

Un traffico internazionale di droga di proporzioni inquietanti

Il fatto che una così grande quantità di ketamina venga intercettata in Italia e che sia destinata al mercato statunitense evidenzia come il nostro Paese sia diventato un punto nevralgico nel traffico di questa droga. La produzione di ketamina, infatti, è complessa e richiede laboratori chimici altamente specializzati, difficilmente replicabili in laboratori improvvisati come quelli utilizzati per la metanfetamina. La maggior parte della ketamina distribuita illegalmente viene sottratta alle industrie farmaceutiche, come spiegato dal report del Dipartimento delle Politiche Antidroga, che evidenzia come il furto di questa sostanza rappresenti una delle principali fonti di approvvigionamento illecite.

Cos’è e come viene utilizzata la ketamina

La ketamina, conosciuta anche come “special-K”, “K”, “Super-K” etc., è una sostanza di origine sintetica, strutturalmente legata alla fenciclidina (PCP, aka polvere d’angelo) con effetti anestetici e psicoattivi. Sintetizzata in Belgio nel 1962 venne approvata in seguito come anestetico generale e prevalentemente impiegata in ambito veterinario. La ketamina agisce come antagonista del recettore NMDA (N-metil-d-aspartato) e presenta effetti variabili dosaggio-dipendenti. A dosaggi sub-anestetici determina un marcato effetto dissociativo e un lieve effetto anestetico. La sua presenza nella lista dei farmaci essenziali dell’OMS testimonia la sua utilità nel settore sanitario.

Tuttavia, a dosaggi maggiori, fuori dal controllo medico, gli effetti spaziano dal pensiero autoreferenziale, dissociazione e depersonalizzazione fino ad esperienze di alterazione sensoriale, disorientamento spazio-temporale, esperienze extracorporee (i c.d. K-hole). Questa esperienza può durare anche diverse ore e viene spesso paragonata a un’esperienza di pre-morte o a un sogno molto intenso. La sua natura sintetica rende difficile la produzione artigianale rispetto ad altre droghe, poiché richiede processi chimici complessi e ambienti controllati. La ketamina può presentarsi sotto forma liquida, in polvere e capsule. Può essere iniettata, sniffata, fumata o ingerita.

Diffusione e contesti di consumo in Italia

In Italia, l’uso ricreativo di ketamina è in forte aumento, specialmente tra i giovani. Secondo i dati del CNR, nel 2023 circa l’1,3% degli studenti tra i 15 e i 19 anni ha dichiarato di aver assunto ketamina almeno una volta, con un incremento rispetto agli anni precedenti. Questa sostanza viene spesso consumata durante i rave, i club e le serate techno, dove il suo effetto dissociativo e allucinogeno si sposa con la musica e l’atmosfera di festa.

Inoltre, l’uso di ketamina si sta espandendo anche in contesti più trasversali, come feste in casa o eventi privati, facilitato dall’accessibilità aumentata tramite app di incontri e piattaforme digitali. La sua diffusione tra le fasce d’età più giovani e anche tra gli adulti più maturi rappresenta un serio problema di salute pubblica.

Conseguenze per la salute e rischi di dipendenza

L’uso occasionale di ketamina può comportare effetti collaterali come disturbi della memoria, problemi urinari, danni al fegato e al sistema cardiovascolare. La dipendenza, invece, rappresenta un rischio reale: l’abuso prolungato può portare a alterazioni psicologiche e fisiologiche, simili a quelle di cocaina e eroina, tra cui depressione, ansia, e problemi motori. L’uso frequente può anche favorire comportamenti pericolosi, a causa delle alterazioni percettive e della perdita di controllo.

Non meno importanti sono le conseguenze a lungo termine.  L’esposizione cronica alla ketamina può infatti determinare lo sviluppo di fenomeni di tolleranza, neurotossicità, dipendenza psicologica, deficit persistenti di attenzione e memoria di rievocazione, disfunzioni cognitive, sintomi astinenziali e flashbacks. La comparsa di sintomi schizotipici e distorisoni percettive sono stati descritti persistere anche dopo la sospensione nell’utilizzo della sostanza. Inoltre a seguito dell’assunzione cronica di ketamina, sono stati anche descritti la comparsa di probelmi a livello urologico (K bladder) e intestinale (K cramps). Tutto ciò a conferma di come la dipendenza da questa sostanza possa compromettere la salute generale, influenzare le relazioni sociali e lavorative, e aumentare il rischio di overdose.

Un problema emergente e una sfida per la salute pubblica

Il notevole quantitativo di ketamina sequestrato e la diffusione tra i giovani italiani sono segnali di un fenomeno che richiede attenzione immediata. La presenza di questa droga in contesti di nightlife e tra adolescenti rischia di alimentare un mercato illegale che alimenta anche altri traffici di cocaina e eroina, aumentando i rischi per la salute pubblica. Per contrastare questa minaccia, è fondamentale rafforzare le politiche di prevenzione, aumentare le campagne di sensibilizzazione sui rischi di dipendenza e danni alla salute, e potenziare i servizi di supporto e trattamento per chi è coinvolto in consumo problematico di ketamina.

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