Tossicodipendenza e giovani: Federica Aliotta, i primi segnali da problemi con famiglia, scuola e social

Tossicodipendenza e giovani: Federica Aliotta, i primi segnali da problemi con famiglia, scuola e social

Dall’ultima Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia del 2025 emerge che nello scorso anno quasi 910 mila giovani tra 15 e 19 anni, pari al 37% della popolazione studentesca, ha consumato una sostanza psicoattiva illegale almeno una volta nella vita e 620 mila studenti, sempre tra i 15 e i 19 anni (25%), ne abbia fatto uso nel corso dell’ultimo anno. Un dato allarmante. Ne abbiamo con la dottoressa Federica Aliotta – Primario Villa Silvia Med Casa di Cura.

Che relazione c’è tra un uso occasionale e la dipendenza, e quanti di questi ragazzi poi possono sviluppare una dipendenza?

Con il termine “uso occasionale” si intende l’uso sporadico o non regolare di sostanze psicoattive (droghe illegali o farmaci non prescritti) senza che ne derivi una dipendenza o un consumo problematico. Tuttavia occorre sottolineare che il consumo occasionale di sostanze stupefacenti non è del tutto privo di rischi per la salute e per la sicurezza e l’incolumità della persona, soprattutto se ci riferiamo ad una fascia d’età estremamente vulnerabile come quella adolescenziale. Allo stato attuale non è dato sapere quanti tra i “consumatori occasionali di sostanze”, nella popolazione compresa tra i 15 ed i 19 anni svilupperanno una dipendenza. E peraltro da questo discorso vanno escluse quelle sostanze –  come gli oppiacei e gli oppioidi – che hanno un forte e immediato impatto di addiction fin dai primi utilizzi. Sicuramente, fattori prognostici negativi – quindi altamente predittivi – sono ricercabili in problematiche legate alla struttura di personalità dell’adolescente, a vulnerabilità sociali ed ambientali, e quindi famiglia, scuola, relazione con i coetanei, mondo dei social e del lavoro…

La cannabis resta la sostanza psicoattiva più diffusa in Italia: sono a essa riconducibili il 77% delle segnalazioni da parte delle forze di polizia per uso personale e il 37% delle denunce per spaccio (in lieve calo rispetto al 2023). La cannabis è inoltre la sostanza primaria per il 13% degli utenti in carico presso i Servizi Dipendenze Patologiche. È un dato che riscontrate anche nel Centro San Nicola? Come mai questa diffusione?

A mio avviso il dato è sottostimato perché, generalizzando, si tende ancora spesso a sottostimare e ad intellettualizzare l’uso di cannabinoidi. Nel nostro Centro ci occupiamo di pazienti dipendenti da ogni sostanza psicoattiva: sono prevalentemente pazienti con dipendenza da alcol e cocaina (inalata o fumata); ma da una corretta anamnesi tossicologica emerge che oltre il 70% dei pazienti ha usato cannabis – anche come unica sostanza e per un lungo periodo di tempo – prima di accostarsi ad altre.

Il report però lancia un allarme particolare – il contenuto di THC è quadruplicato dal 2016 a oggi e adesso ha raggiunto il 29% – che ricorda un po’ la controversa teoria del 16%. Quanto è attendibile questo dato? Possiamo quindi ancora considerare la cannabis una droga leggera?

Non ho dati certi che possano confutare o confermare la validità di tali percentuali. Ciò che intendo sottolineare è che la definizione di “droga leggera” sia spesso imprecisa e fuorviante perché la cannabis può dare dipendenza, esercita effetti psicoattivi talora anche gravi ad alto contenuto emergenziale (come ad esempio le psicosi indotte) e può determinare alterazioni del pattern umorale ed affettivo con lo sviluppo di veri e propri attacchi di panico.

La cocaina si conferma una delle sostanze con il maggiore impatto sanitario e sociale in Italia, percentuale che risulta in progressivo aumento nel corso degli anni e che ha raggiunto, proprio nel 2024, il suo massimo storico. La cocaina sta diventando una delle sostanze più pericolose in commercio, e questo implicitamente conferma che non sia più una droga elitaria. Ma questo vuol dire anche che la droga in commercio sia sempre meno “pura”?

La cocaina non può più essere considerata una droga d’elite, come negli anni ‘90 del secolo scorso o nei primi anni di questo. La sostanza ha visto un calo significativo del prezzo di consumo, divenendo accessibile alle fasce d’età più giovani. Non credo che tale fenomeno sia dovuto solo al taglio della sostanza con sostanze che ne aumentino la massa (cellulosa, lattosio o levamisolo) o che ne modulino gli effetti (anestetici, fenacetina), ma anche ad una maggiore facilità di reperimento della stessa a causa dell’aumento del numero delle piazze di spaccio ed alla falsa percezione da parte dei giovani consumatori di un rischio minore rispetto ad altre droghe, nel tentativo illusorio di una normalizzazione dell’uso con un profondo impatto nocivo per la salute dei nostri ragazzi.

Tra i giovani invece cresce il consumo di psicofarmaci senza prescrizione. C’è un legame con il calo dell’uso delle droghe? Come fanno i ragazzi a procurarsi i farmaci e a quali rischi vanno incontro?

Come anticipavo, a proposito della cocaina, c’è il tentativo di normalizzare l’uso di una sostanza – in questo caso un farmaco – dopo averne scoperto gli effetti psicoattivi. I ragazzi si procurano farmaci (antidepressivi, benzodiazepine, ma anche antiinfiammatori) spesso attingendo all’armadio sanitario di casa o via internet, tenendo in considerazione il nutrito mercato che arriva anche pericolosamente ad estendersi nel dark web. I rischi sono notevoli con profondo impatto per la salute dei ragazzi: sovradosaggi (che possono culminare in eventi particolarmente gravi come l’arresto respiratorio, il coma e la morte), gli incidenti stradali, comportamenti aggressivi e violenti o fenomeni di rischi legati alla ridotta percezione del proprio stato di sicurezza (abusi fisici e sessuali, diffusione di malattie infettive a trasmissione sessuale, gravidanze indesiderate).

Cresce anche l’allarme sulle dipendenze senza sostanze (azzardo, videogame, web…) Come si possono riconoscere i comportamenti a rischio e come si interviene?

Spesso si tratta di giovani che modificano “improvvisamente” le abitudini pregresse con progressivo ritiro sociale, aumento della frequenza di gioco o dell’utilizzo dei dispositivi elettronici; mostrano una maggiore tendenza all’irrequietezza ed alla irritabilità che talora sfocia in comportamenti aggressivi qualora si voglia imporre loro un limite; spesso presentano correlati psicologici e problemi di relazione con perdita di interesse per quelle che sino a poco prima erano attività importanti (scuola, sport, amici). L’intervento non è semplice né immediato: ancor prima di instaurare un dialogo con il ragazzo bisognerebbe, a mio avviso, mettersi in ascolto attivo, non giudicante e successivamente indirizzare il giovane e la sua famiglia in centri specializzati dove potranno avere il supporto ed il trattamento più adeguato.

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