Il Ministero della Salute riaccende l’allarme sul fentanyl
Il fentanyl non ha ancora preso piede in Europa, e in Italia lo scenario è ancora meno definito, eppure il Ministero della Salute rilancia l’allarme e chiede di intensificare i controlli. Attraverso una circolare, l’Ufficio Centrale Stupefacenti ha fornito indicazioni operative precise a farmacie, medici e operatori sanitari per rafforzare i controlli e per fare in modo che questo potente oppioide venga utilizzato solamente a fini terapeutici.
La circolare ministeriale si inserisce nel quadro più ampio del Piano Nazionale di prevenzione contro l’uso improprio di fentanyl presentato dal governo italiano nel marzo 2024, un documento strategico che coinvolge tutte le istituzioni impegnate nella tutela della salute pubblica e nella lotta al traffico di sostanze stupefacenti. L’obiettivo dichiarato è duplice: impedire l’accesso e la diffusione illegale del fentanyl sul territorio nazionale e predisporre strumenti adeguati per gestire eventuali situazioni emergenziali.
Una terapia del dolore che diventa una minaccia globale
Il fentanyl è un oppioide sintetico sviluppato dal chimico belga Paul Janssen, che riuscì a sintetizzarlo nel 1960 partendo dall’analisi di sostanze strutturalmente correlate alla petidina, un altro analgesico oppioide. L’obiettivo di Janssen era creare un farmaco più potente per il trattamento del dolore severo, particolarmente quello oncologico e post-operatorio.
Il risultato fu straordinario dal punto di vista terapeutico: il fentanyl si rivelò circa cento volte più potente della morfina. Introdotto inizialmente nella pratica clinica come anestetico generale con il nome commerciale di Sublimaze, il fentanyl ha rappresentato un’autentica rivoluzione nella gestione del dolore.
Nel corso dei decenni successivi, la ricerca farmaceutica ha sviluppato numerosi analoghi del fentanyl ancora più potenti, come il sufentanil, l’alfentanil, il remifentanil e il lofentanil, alcuni dei quali raggiungono una potenza fino a diecimila volte superiore a quella della morfina. Negli anni Novanta l’introduzione dei cerotti transdermici a base di fentanyl ha reso questo principio attivo l’oppiaceo sintetico più utilizzato in ambito clinico, offrendo ai pazienti oncologici e con dolore cronico una modalità di somministrazione controllata e meno invasiva.
L’epidemia silenziosa negli USA
Se in ambito medico il fentanyl rappresenta uno strumento terapeutico insostituibile, la sua deviazione verso il mercato illegale ha scatenato negli Stati Uniti quella che ormai viene definita senza mezzi termini un’epidemia. I numeri raccolti dalla Drug Enforcement Administration americana sono impressionanti e restituiscono la dimensione di una vera e propria emergenza sanitaria. Nel 2023 la DEA ha sequestrato oltre 80 milioni di compresse contenenti fentanyl e circa cinque tonnellate e mezzo di polvere di fentanyl, equivalenti a oltre 390 milioni di dosi potenzialmente letali. L’anno successivo i sequestri hanno superato i 300 milioni di dosi mortali.
Ma i sequestri, per quanto massicci, rappresentano solo la punta dell’iceberg. Secondo i dati dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie statunitensi, i decessi causati da oppioidi sintetici, rimasti relativamente stabili fino al 2012, hanno registrato un’impennata drammatica a partire dal 2013, arrivando a superare le 74mila vittime nel 2023, la stragrande maggioranza delle quali attribuibile proprio al fentanyl. Dal 2024 si è osservata una certa flessione dei decessi, sono certamente state d’aiuto le politiche di prevenzione più capillari adottate nell’ultimo periodo. Ma il contributo maggiore lo ha dato probabilmente la libera vendita del naloxone, l’antidoto specifico contro le overdose da oppioidi. Insomma, l’allarme resta altissimo.
Le organizzazioni criminali transnazionali, in particolare quelle messicane, colombiane e asiatiche, hanno trasformato il fentanyl in un business estremamente redditizio. La produzione avviene principalmente in laboratori clandestini, spesso riforniti di precursori chimici provenienti dalla Cina. Come per la maggior parte delle droghe di sintesi, i processi di lavorazione sono relativamente semplici e i lavoratori clandestini possono essere allestiti ovunque
Il prodotto finale viene poi spacciato sotto forma di polvere usata per tagliare altre droghe come eroina e cocaina, oppure come compresse false che imitano farmaci legali. La pericolosità di questa situazione è amplificata dal fatto che molti consumatori ignorano completamente di assumere fentanyl, trovandosi così esposti a un rischio altissimo di overdose. La dose minima letale è infatti di appena due milligrammi, una quantità quasi impercettibile.
In Europa cresce la preoccupazione
In Europa la situazione appare al momento meno drammatica rispetto al contesto nordamericano, ma i segnali di allarme non mancano. L’Agenzia europea per la droga ha registrato a partire dal 2012 un aumento significativo della disponibilità di fentanili sul mercato illegale. Nel 2022 si sono verificati almeno 163 decessi associati al fentanyl e ai suoi derivati negli Stati membri dell’Unione Europea. Come evidenziato nella Relazione della Direzione Centrale dei Servizi Antidroga, una parte significativa di questi decessi è riconducibile a farmaci sottratti dai canali leciti di distribuzione per uso medico, piuttosto che a fentanyl di produzione illecita.
È importante sottolineare che i dati europei attualmente disponibili probabilmente sottostimano il fenomeno. Il rilevamento del fentanyl tramite analisi cliniche è infatti un’operazione complessa per la maggioranza dei laboratori di tossicologia, poiché questa sostanza viene spesso rilevata in concentrazioni estremamente basse sia nei casi di intossicazione sia nei decessi. Inoltre, proprio a causa della sua elevata potenza, è sufficiente trasportare piccoli volumi di prodotto, circostanza che ne ostacola notevolmente la scoperta e il contrasto.
Recenti rapporti provenienti da Estonia, Lettonia e Lituania indicano che gli oppioidi sintetici rappresentano ormai una percentuale significativa dei decessi per overdose in quei paesi. Dal 2009 al Sistema di Allerta Precoce dell’Unione Europea sono stati segnalati 81 nuovi oppioidi sintetici, con 7 nuove sostanze comparse solo nel 2023, di cui sei erano oppioidi nitazenici altamente potenti, una famiglia di sostanze segnalata per la prima volta nel 2019 e la cui potenza può superare di molto quella del fentanyl stesso.
La situazione italiana
Come riportato nella Relazione della Direzione Centrale dei Servizi Antidroga, in Italia la circolazione illegale di fentanyl risulta a oggi ancora molto limitata. Dal 2017 il Sistema Nazionale di Allerta Rapida ha diffuso 3 comunicazioni relative a decessi associati al fentanyl, uno nel 2017, uno nel 2018 e uno nel 2019. Sul fronte del contrasto, nel 2024 le Forze di polizia hanno eseguito complessivamente 71 sequestri di medicinali a base di fentanyl, per un totale di 65 compresse, 4 cerotti e 2 confezioni di scatole medicinali. Gli esami e le analisi tossicologiche effettuati non hanno rilevato una circolazione significativa della sostanza sul territorio nazionale.
Tuttavia, come evidenzia la stessa Relazione, anche in Italia una delle principali piazze di spaccio potenziali è il web. L’assenza di intermediari tra il distributore e l’utente finale espone quest’ultimo a un costante rischio di intossicazione acuta, visto che non è possibile conoscere con esattezza la concentrazione e neppure la composizione del prodotto acquistato.
Proprio per questo motivo, il governo italiano ha ritenuto necessario anticipare i tempi e varare nel marzo 2024 un Piano Nazionale strutturato in tre parti: una sezione introduttiva sulla natura e diffusione del fentanyl, una dedicata alle attività di prevenzione per impedire l’accesso e la diffusione della sostanza sul territorio nazionale, e una destinata alle azioni da mettere in campo in caso di gestione di un’eventuale emergenza. Il Piano prevede complessivamente diciassette attività, tredici di prevenzione e quattro di gestione, con il coinvolgimento di tutte le istituzioni competenti.
I rischi nascosti: effetto mediatico e mercato nero
Paradossalmente, uno dei rischi maggiori legati alla crescente attenzione sul fentanyl è proprio la risonanza mediatica che il fenomeno sta avendo. L’amplificazione del dibattito pubblico su questa sostanza potrebbe involontariamente suscitare curiosità in alcuni individui predisposti all’abuso di sostanze. Si tratta di un meccanismo psicologico ben noto agli esperti di dipendenze.
A questo primo rischio se ne aggiunge un secondo, forse ancora più insidioso. La relativa scarsità di fentanyl sul mercato illegale europeo e italiano potrebbe indurre le organizzazioni criminali a immettere sul mercato nero pillole contraffatte o droghe tagliate con sostanze ancora più pericolose o con dosaggi incontrollati. È quanto già accaduto negli Stati Uniti con le cosiddette fake pills, compresse che imitano farmaci legali ma che contengono fentanyl in concentrazioni variabili e imprevedibili. La DEA americana ha inoltre lanciato l’allarme sulla xilazina, un sedativo veterinario che viene sempre più frequentemente miscelato con il fentanyl, rendendolo ancora più devastante. Dal 2021 sono comparse sul mercato illecito anche la medetomidina e la dexmedetomidina come sostituti della xilazina, entrambe sottratte dai canali leciti.
La circolare del Ministero della Salute risponde proprio a questa esigenza di vigilanza massima. Le farmacie sono invitate a verificare con attenzione l’autenticità delle ricette, valutando la qualità della stampa, la firma del medico, il timbro e eventuali correzioni o incongruenze. Devono inoltre accertare l’identità dell’assistito, controllare eventuali precedenti prescrizioni del medesimo medico segnalando situazioni incoerenti o sospette, e contattare il prescrittore in caso di dubbi sulla legittimità o appropriatezza della prescrizione. È previsto anche il monitoraggio dell’eventuale ripetitività ingiustificata delle richieste da parte dello stesso paziente e la registrazione puntuale della dispensazione nei sistemi informativi.
La completa dematerializzazione della ricetta, già avviata dall’Ufficio Centrale Stupefacenti in collaborazione con l’Agenzia Italiana del Farmaco e il Ministero dell’Economia, rappresenta uno strumento essenziale per contrastare fenomeni di contraffazione e diversione dei medicinali contenenti sostanze stupefacenti. Nelle more della sua piena attuazione, tuttavia, resta fondamentale mantenere altissimo il livello di vigilanza sull’utilizzo della prescrizione cartacea, considerata particolarmente esposta a rischi di falsificazione o uso improprio.
La sfida della prevenzione
Per quanto il contrasto e la repressione siano necessari, la questione del fentanyl non può essere affrontata solo attraverso questi strumenti. È indispensabile investire nella prevenzione primaria, nell’educazione sanitaria e nella disponibilità di percorsi terapeutici adeguati per chi soffre di dipendenza da oppioidi. La tragedia americana dimostra con drammatica chiarezza quanto possa essere rapida l’evoluzione di un fenomeno di abuso quando vengono a convergere disponibilità della sostanza, vulnerabilità sociale e mancanza di risposte efficaci da parte del sistema sanitario.
Il contesto europeo e italiano, pur presentando ancora caratteristiche diverse rispetto a quello nordamericano, richiede un’attenzione costante e una strategia integrata che sappia anticipare le tendenze piuttosto che rincorrerle.
La collaborazione tra operatori sanitari, istituzioni, Forze dell’Ordine e centri specializzati nel trattamento delle dipendenze rappresenta l’unica risposta efficace a una minaccia che, per quanto ancora limitata nel nostro Paese, richiede vigilanza massima e interventi tempestivi. Il fentanyl ci ricorda che la linea tra farmaco salvavita e sostanza letale può essere tragicamente sottile, e che la tutela della salute pubblica passa anche attraverso la capacità di intercettare e gestire rischi emergenti prima che si trasformino in emergenze conclamate.
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