L’analisi delle acque reflue rivela il consumo di droghe in Europa
Quando consumiamo sostanze stupefacenti, ne espelliamo tracce attraverso l’urina, che finisce nelle acque reflue urbane. Analizzando queste tracce, è possibile stimare il consumo di droghe a livello di comunità. Su questo semplice assunto si basa la ricerca Wastewater analysis and drugs che il gruppo SCORE (Sewage analysis CORe group – Europe) e l’EUDA (European Union Drugs Agency) hanno condotto in 128 città europee.
Pregi e difetti della ricerca
Questa metodologia presenta vantaggi significativi rispetto ai tradizionali sondaggi sulla popolazione. In primo luogo, fornisce dati che non vengono influenzati dalle percezioni soggettive. Inoltre, permette il monitoraggio in tempo reale oltre a rivelare pattern geografici e temporali di consumo con una precisione senza precedenti.
Ci sono però anche dei limiti: l’analisi delle acque reflue non può fornire informazioni sulla prevalenza e frequenza d’uso, sulle principali categorie di utilizzatori o sulla purezza delle sostanze consumate. La complessità nel tradurre le quantità totali consumate nel numero corrispondente di dosi medie è notevole, considerando che le droghe possono essere assunte attraverso diverse modalità e in quantità molto variabili. Alcuni dei biomarcatori – iniziando da quello della cocaina – non sono sempre affidabili, ed è quindi indispensabile utilizzare mecanismi di back-calculation. In conclusione si può ricorrere ad approcci differenti per stimare la dimensione della popolazione testata.
In ogni caso, la nuova edizione della ricerca condotta da SCORE e EUDA consente di controllare in modo oggettivo i consumi di droghe illecite e di appurare se si stanno diffondendo nuove sostanze, offrendo dati preziosi per orientare le politiche sanitarie e gli interventi di prevenzione.
Metodologia scientifica e innovazione nell’epidemiologia delle acque reflue
Il progetto 2024 ha raccolto campioni compositi di 24 ore durante una settimana compresa tra marzo e maggio in 128 città europee, coprendo 26 paesi dell’Unione Europea, oltre a Norvegia e Turchia. Per quanto riguarda l’Italia, sono state analizzate le acque reflue di Milano, Bolzano (già verificate nelle precedenti edizioni), ma anche di Roma e Bologna. I campioni sono stati analizzati utilizzando la spettrometria di massa con cromatografia liquida (LC-MS/MS) per identificare i biomarcatori urinari delle sostanze e i loro metaboliti. Per la cocaina viene rilevato il metabolita benzoilecgonina (BE), per la cannabis il THC-COOH, mentre per anfetamine, metanfetamine, MDMA e ketamina vengono cercati i composti originali.
Il panorama europeo: sostanze dominanti e tendenze emergenti
I risultati del 2024 confermano che la cannabis rimane la droga illecita più utilizzata in Europa, con i più alti carichi del metabolita THC-COOH rilevati nelle città del sud e del centro Europa, particolarmente in Spagna, Paesi Bassi, Portogallo e Norvegia. Tra le 51 città con dati precedenti disponibili, 13 hanno registrato un aumento dei residui di cannabis, 25 una diminuzione e 13 sono rimaste stabili, indicando un quadro eterogeneo ma sostanzialmente stabile.
La cocaina presenta invece un trend preoccupante di crescita continua. I carichi più elevati di benzoilecgonina si concentrano nelle città dell’Europa occidentale e meridionale, in particolare in Belgio, Paesi Bassi e Spagna. Il 2016 ha rappresentato un punto di svolta, con aumenti osservati nella maggioranza delle città ogni anno successivo. Nel 2024, 39 delle 72 città monitorate hanno riportato un aumento rispetto al 2023, mentre solo 17 hanno registrato una diminuzione. Particolarmente significativo è il fatto che tutte le 10 città con dati disponibili sia per l’anno 2011 che per l’anno 2024 mostrano un aumento complessivo.
L’MDMA (ecstasy) presenta il quadro più complesso, con i carichi più elevati rilevati in Belgio, Repubblica Ceca, Paesi Bassi e Portogallo. Dopo gli aumenti osservati negli anni compresi tra il 2011 e il 2016, i livelli hanno mostrato fluttuazioni, influenzate significativamente dalle restrizioni legate alla pandemia nel 2020-2021. Nel 2024, delle 76 città con dati comparabili, 41 hanno riportato aumenti, 11 situazioni stabili e 24 diminuzioni.
Le anfetamine mostrano una chiara distribuzione geografica, con i livelli più alti nel nord e nell’est Europa, particolarmente in Svezia, Germania, Norvegia, Belgio e Paesi Bassi. Le metanfetamine, storicamente concentrate in Repubblica Ceca e Slovacchia, stanno mostrando segnali di espansione in altri paesi europei, inclusi Germania, Paesi Bassi, Belgio, Finlandia, Turchia, Croazia e Spagna.
La ketamina, pur rimanendo a livelli relativamente bassi, presenta i carichi più elevati in Belgio, Paesi Bassi, Ungheria e Norvegia, con più di tre quarti delle città che mostrano picchi di utilizzo durante i fine settimana.
Pattern temporali e differenze urbane
Un aspetto particolarmente interessante emerso dallo studio riguarda i pattern settimanali di consumo. Più di tre quarti delle città europee mostrano carichi più elevati di benzoilecgonina, ketamina e MDMA durante i weekend (da venerdì a lunedì) rispetto ai giorni feriali, riflettendo l’uso prevalentemente ricreativo di queste sostanze. Al contrario, anfetamine, cannabis e metanfetamine presentano una distribuzione più uniforme durante tutta la settimana, suggerendo pattern di consumo diversi, probabilmente legati a un utilizzo più regolare piuttosto che occasionale.
Circa il 60% delle città mostra carichi più elevati di anfetamine e metanfetamine durante i giorni feriali, possibilmente riflettendo l’uso di queste sostanze da parte di consumatori abituali. Questo dato suggerisce che mentre alcune droghe sono associate principalmente al tempo libero e alla socializzazione, altre potrebbero essere utilizzate per affrontare le esigenze della vita quotidiana e lavorativa.
Lo studio ha rivelato differenze significative non solo tra i vari Stati europei, ma anche tra città dello stesso Paese. Queste fluttuazioni sono probabilmente legate alle diverse caratteristiche sociali e demografiche dei centri urbani, come la presenza di università, aree della vita notturna e distribuzione per età della popolazione. Da sottolineare che nella maggioranza dei Paesi con più sedi di studio, non si evidenziano differenze marcate tra città grandi e piccole per la maggior parte delle sostanze. Fa eccezione la cocaina, i cui carichi tendono a essere più elevati nei centri urbani maggiori.
La situazione italiana
Per l’Italia, da questa edizione sono state monitorate anche Roma e Bologna, grazie al finanziamento del Dipartimento Politiche Antidroga. Per queste città quindi non è ancora possibile analizzare come si stiano evolvendo i consumi. Nel caso di Milano, si evidenzia un aumento nel consumo di cocaina, ketamina e MDMA, costante quello di cannabis. A Bolzano, invece, si registra una leggera diminuzione della cocaina, resta costante la cannabis, in aumento l’MDMA. Il consumo di ketamina non è stato monitorato. L’uso dell’anfetamina invece è sporadico e molto ridotto ovunque. La metanfetamina è maggiormente diffusa nelle grandi città, meno in quelle di dimensioni minori; il consumo è pressoché costante nei vari giorni della settimana.
L’inclusione delle città italiane nello studio europeo permette un confronto diretto con altre realtà continentali e fornisce alle autorità sanitarie italiane dati oggettivi e confrontabili per orientare le politiche di prevenzione e trattamento. Questo approccio si allinea perfettamente con la necessità di avere informazioni accurate e tempestive sui consumi di sostanze, complementari ai tradizionali metodi di sorveglianza epidemiologica.
Implicazioni per la salute pubblica e il trattamento
La ricerca evidenzia quali trend riguardano tutta l’Europa, e quali invece cambiano da un Paese all’altro, o nei vari periodi dell’anno o della settimana. In questo modo è possibile decidere come intervenire adottando approcci diversificati e geograficamente specifici nella lotta alle dipendenze. L’aumento generalizzato del consumo di cocaina in tutta Europa, ad esempio, richiede strategie di intervento mirate, mentre la stabilità relativa del consumo di cannabis suggerisce la necessità di politiche di riduzione del danno piuttosto che di sola repressione.
L’identificazione dei pattern temporali di consumo offre inoltre opportunità per interventi di prevenzione mirati: le campagne di sensibilizzazione possono essere intensificate durante i periodi di maggior consumo, mentre i servizi di emergenza possono prepararsi meglio alle situazioni di rischio.
La distribuzione geografica eterogenea delle diverse sostanze evidenzia come le strategie di prevenzione e trattamento debbano essere adattate alle specificità locali. Questo lavoro può coinvolgere centri specializzati nel recupero delle dipendenze. Questi ultimi, infatti, possono utilizzare i dati per anticipare le tendenze emergenti, adattare i protocolli di trattamento e sviluppare programmi di prevenzione mirati alle sostanze più diffuse nel proprio territorio.
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