Cocaina: un mercato in crescita tra nuove rotte e strategie criminali sempre più sofisticate

Cocaina: un mercato in crescita tra nuove rotte e strategie criminali sempre più sofisticate

Il mercato della cocaina tocca livelli di offerta ogni anno maggiori, e si conferma il principale interesse dei gruppi criminali, per gli elevati margini di guadagno che garantisce un bacino di consumatori sempre più vasto. I siti di trasformazione e lavorazione della cocaina scoperti su larga scala in Europa – in particolare in Belgio, Spagna e Paesi Bassi – rivelano come le reti criminali transnazionali stiano lavorando insieme per sviluppare nuovi metodi per il traffico della sostanza. E in particolare, sempre più spesso utilizzano attrezzature specializzate e si avvalgono di chimici esperti nell’occultamento e nella successiva estrazione della cocaina incorporata in altri materiali, in modo da poter sfruttare le normali spedizioni commerciali.

Le dimensioni globali del fenomeno

La Relazione Annuale 2025 della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga offre un quadro preoccupante della diffusione globale della cocaina: nel 2022 circa 23,5 milioni di persone – ovvero lo 0,45% della popolazione mondiale – hanno fatto uso di questa sostanza. In Europa i quantitativi consumati sono aumentati dell’80% rispetto al 2011, mentre l’offerta mondiale ha raggiunto livelli record con 2.700 tonnellate prodotte nel 2022, circa il 20% in più rispetto all’anno precedente.

La produzione rimane concentrata in Colombia, Perù e Bolivia, con le coltivazioni che hanno raggiunto una superficie di 376.784 ettari tra il 2022 e il 2023. La Colombia in particolare ha visto aumentare la superficie coltivata a coca del 10% nel 2023, passando da 230.000 a 253.000 ettari, con una produzione di cloridrato di cocaina che ha toccato il livello record di 2.664 tonnellate, il 53% in più rispetto al 2022.

Le rotte verso l’Europa e l’Italia

Dai Paesi andini la cocaina viene movimentata attraverso i corridoi bioceanici del Sudamerica, una complessa rete viaria che si sviluppa attraverso percorsi terrestri e fluviali, integrati da connessioni aeree tra le numerose piste clandestine realizzate nelle aree amazzoniche. Il 90% circa dello stupefacente esportato dalla Colombia viaggia via mare, un 3% via aerea e un 7% via terra.

L’Ecuador è diventato la principale piattaforma al mondo per lo snodo marittimo della cocaina, con la città portuale di Guayaquil trasformata nel principale punto di uscita della droga diretta in Europa e Nord America. In Europa Occidentale e Centrale, la sostanza arriva nei porti di Rotterdam e Anversa che hanno surclassato la penisola iberica.

L’Italia non è solamente una delle principali destinazioni ma, data la sua posizione geografica, è diventata anche un crocevia delle rotte di transito. Il traffico è sostenuto da potenti organizzazioni criminali che svolgono il ruolo di attori principali, lavorando a stretto contatto con i cartelli sudamericani e soprattutto con i gruppi albanesi.

Nuove strategie di occultamento

La Relazione Annuale evidenzia come le organizzazioni criminali stiano sviluppando metodi di occultamento sempre più sofisticati per eludere i controlli. Dopo i livelli record raggiunti nel 2022-2023, i sequestri di cocaina in Europa hanno subito una significativa diminuzione nel 2024, con un calo del 40% nei Paesi Bassi, di quasi il 50% in Belgio e del 47% in Italia. Questo calo non è un segnale positivo, ma indica al contrario che le organizzazioni di narcotrafficanti hanno cambiato strategia per gestire le spedizioni. I carichi vengono frammentati: la quantità di sostanza in ogni spedizione è sempre meno; inoltre le rotte utilizzate cambiano con maggiore frequenza e la droga viene occultata all’interno di vari materiali.

Negli ultimi cinque anni siano stati scoperti diversi laboratori clandestini, in particolare in Belgio, Paesi Bassi e Spagna. Il fenomeno comunque riguarda l’intera Europa: ad esempio nel dicembre 2024 le Autorità portoghesi hanno smantellato uno dei maggiori laboratori di tutta Europa – oltre che il più grande mai scoperto nel Paese – in grado di produrre oltre 200 kg di cocaina al giorno.

In Europa insomma sempre più spesso vengono trafficate la pasta di coca e la cocaina base, e le ultime fasi di produzione della droga vengono delocalizzate nei vari Stati. Questa strategia permette ai trafficanti di aggirare le difficoltà nel far giungere precursori per la lavorazione in America Latina e di mantenere il controllo delle fasi finali del processo produttivo, economicamente più vantaggiose.

Il quadro allarmante dell’Italia

Nel 2024, le Forze di polizia italiane hanno sensibilmente intensificato gli sforzi per contrastare il traffico della coca: hanno concluso infatti 9.502 operazioni (con un aumento del 10,26%), e hanno segnalato all’Autorità giudiziaria 14.507 persone (con un incremento dell’8,16%). Tuttavia, il dato che più preoccupa gli esperti riguarda i quantitativi effettivamente sequestrati. Nel 2024 ci si è fermati a 11.082,17 kg, il 44,11% in meno rispetto ai 19.830,23 kg del 2023. Stesso trend per i sequestri nella fascia di peso da 1 a 100 kg: sono aumentate le  operazioni (+13,72%), ma i quantitativi di volta in volta sequestrati sono minori rispetto al passato.

Questo apparente paradosso rappresenta un serio campanello d’allarme. È possibile che le organizzazioni criminali abbiano praticato una frammentazione dei grossi carichi interessando e contaminando un più alto numero di container con quantitativi inferiori di stupefacente. La criminalità organizzata si sta dimostrando sempre più abile nell’evitare i controlli, adottando cautele per non vedersi sequestrare ingenti quantità di droga concentrate in pochi carichi, preferendo parcellizzare i quantitativi in più partite di peso inferiore.

Non si può tuttavia escludere un’ipotesi ancora più inquietante: così come sta avvenendo negli Stati Uniti con il fentanyl, i consumi potrebbero orientarsi verso altre sostanze stupefacenti, rendendo il mercato della cocaina solo una parte di un fenomeno più ampio e complesso.

La distribuzione geografica dei sequestri

Prendendo in esame le macroaree, i sequestri risultano distribuiti per il 28,97% al Nord Italia, per il 14,08% al Centro e per il 56,96% al Sud e nelle Isole. Le regioni con i maggiori quantitativi di cocaina sequestrata sono state la Calabria, la Lombardia e il Lazio, quelle con i quantitativi minori la Valle d’Aosta, il Molise e la Basilicata. L’analisi delle variazioni percentuali rispetto al 2023 rivela dinamiche sorprendenti. I più consistenti aumenti delle quantità di droga sequestrata si sono registrati in Friuli Venezia Giulia con un impressionante +433,78%, seguito dal Piemonte con +177,13% e dalla Basilicata con +124,80%. Questi dati suggeriscono una possibile riconfigurazione delle rotte utilizzate dai trafficanti, con un’attenzione crescente verso regioni tradizionalmente meno interessate dal fenomeno.

Al contrario, le maggiori diminuzioni sono state osservate in Veneto, Sicilia e Valle d’Aosta, con oscillazioni dal 92% all’86% circa in meno. L’Emilia Romagna ha registrato un aumento del 112,59%, passando da 342,83 kg a 728,84 kg, mentre il Trentino Alto Adige ha visto un incremento dell’80,97%. I sequestri più significativi per quantità sono avvenuti nei porti di Gioia Tauro, a marzo con 1.071,77 kg e a ottobre con 460,52 kg, e di Catania, a settembre con 499,60 kg. La presenza di sequestri importanti anche nei porti di Genova e Livorno indica che la scelta dello scalo marittimo prescinde dall’area criminale di interesse.

Le vie d’ingresso in Italia

La cocaina proveniente dalle aree sudamericane è entrata quasi totalmente per via marittima (il 94,96% delle quantità sequestrate), in misura residuale per via aerea (4,73%) e terrestre (0,31%). I controlli alle frontiere hanno permesso di intercettare il 55,57% dell’intero quantitativo sequestrato, ma nel 2023  si era raggiunto l’81,73%.

I porti, con 5.849 kg sequestrati, si sono confermati come il maggiore canale di accesso, nonostante un fortissimo calo (-63,41%). In testa Gioia Tauro (61,75%, pari a 3.611,70 kg), seguito dal porto di Catania (8,54%, 499,60 kg) e da quello di Genova (8,09%, 473,05 kg). In crescita invece i sequestri negli aeroporti (291,35 kg, +123,24%). L’aeroporto di Malpensa ha registrato i maggiori sequestri con 128,34 kg (44,05%), seguito dal Leonardo Da Vinci di Fiumicino con 79,42 kg (27,26%) e da Linate con 37,94 kg (13,02%).

La necessità di un approccio integrato

I dati della Relazione Annuale della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga evidenziano come il fenomeno della cocaina in Italia rappresenti una sfida complessa e in continua evoluzione. L’aumento delle operazioni di contrasto a fronte di una diminuzione dei quantitativi sequestrati non può essere letto come un successo, ma come un segnale della crescente sofisticazione delle reti criminali.

La parcellizzazione dei carichi, l’utilizzo di nuove rotte, l’occultamento chimico della sostanza e la delocalizzazione dei laboratori di trasformazione dimostrano come le organizzazioni criminali siano in grado di adattarsi rapidamente alle strategie di contrasto. Allo stesso tempo, la possibile diversificazione dei consumi verso altre sostanze stupefacenti richiede un monitoraggio costante e approfondito del fenomeno.

Per la Casa di cura San Nicola, centro specializzato nel recupero dalle dipendenze, questi dati confermano la necessità di un approccio integrato che sappia rispondere non solo alle emergenze cliniche legate all’uso di cocaina, ma anche alle nuove sfide poste dall’evoluzione del mercato degli stupefacenti. La prevenzione, l’informazione e il supporto alle persone e alle famiglie colpite dalla dipendenza rimangono strumenti fondamentali per contrastare un fenomeno che, come dimostrano i dati, continua a rappresentare una grave minaccia per la salute pubblica del nostro Paese.

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