Tornare al lavoro dopo aver fronteggiato una dipendenza
Riprendere la vita di sempre, per chi sta combattendo una dipendenza o se l’è faticosamente lasciata alle spalle, vuol dire anche tornare al lavoro. Un passaggio che può anche provocare ansia, tra il timore di dover sostenere uno stress eccessivo, la paura di non ritrovare la concentrazione necessaria, la preoccupazione di affrontare il pregiudizio di colleghi e datori di lavoro. Preoccupazioni legittime, ma che spesso si tende a amplificare. “Nel corso degli anni abbiamo aiutato operai, impiegati, professionisti, dottori, avvocati, ingegneri, titolari di aziende” racconta Giuseppe Tommasi, counselor del Centro di recupero dipendenze San Nicola. “Tutte persone che, una volta affrontata la dipendenza, sono tranquillamente tornate a svolgere la propria professione”.
Cosa succede a chi ha un posto di lavoro e sviluppa una dipendenza?
Certamente, una dipendenza va a influire su profilo lavorativo in tutti i sensi. Ma cosa succede esattamente dipende dalla situazione in cui la persona si trova, per chi lavora, quanto il datore comprenda questa situazione, e riconosca la dipendenza come una malattia. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, chi sviluppa una dipendenza non riesce a portare avanti l’impegno lavorativo, deve per forza fermarsi e chiedere aiuto. E quindi si rivolge ai servizi territoriali, i Sert, o al proprio dottore, o al terapeuta di riferimento. Alcuni, ma sono pochi quelli che riescono a sfruttare i servizi ambulatoriali, riescono a fare un recupero giornaliero. La maggior parte però è costretta a prendersi una pausa, entrare in una struttura per fermare la dipendenza e recuperare un po’ di stabilità.
È possibile conciliare un percorso di recupero con un’attività lavorativa o professionale? Quali precauzioni occorre adottare?
Sì, è possibile conciliare un percorso di recupero con un’attività lavorativa, lo fanno in tanti. Ovviamente, chi ha bisogno di entrare in una struttura deve per forza di cose sospendere il lavoro per un periodo di tempo. Una volta uscito, continua il lavoro con i servizi territoriali o con il proprio terapeuta. La maggior parte delle persone in recupero frequenta i gruppi di auto mutuo-aiuto, come gli Alcolisti Anonimi, i Narcotici Anonimi o i Giocatori Anonimi. Questa forma di sostegno è molto efficace e, se segue i suggerimenti, chi ha seguito un percorso di recupero può riprendere tranquillamente con la propria attività lavorativa.
Quali pregiudizi deve superare una persona che ha un passato di dipendenza, una volta che torna sul posto di lavoro?
La mia esperienza lavorando al San Nicola mi ha fatto capire che la maggior parte delle persone non ha problemi. Di solito le persone che arrivano qui già hanno un lavoro, e ho capito che i datori di lavoro sono molto propensi a dar loro una mano, concedendo il tempo e il sostegno necessario a ricominciare. Fino ad oggi non ho incontrato una singola persona che abbia perso il proprio lavoro a causa della dipendenza.
E se invece deve reinserirsi nel mondo del lavoro?
Nella maggior parte dei casi parliamo di persone giovani, intorno ai 30-40 anni. E riescono a reinserirsi senza alcun problema, anche perché il passato di dipendenza è una vicenda strettamente personale, è a tutti gli effetti una malattia. Chi lavora non è assolutamente tenuto a divulgare queste informazioni. La cosa più importante è che la persona continui a prendersi cura della sua malattia e di sé stesso.
Per chi osserva il percorso dall’esterno sembra uno degli scogli maggiori, soprattutto quando termina il follow-up: deve essere il paziente il primo a badare a sé stesso…
Assolutamente sì, ma credo che la maggior parte delle persone che hanno frequentato una struttura come il Centro San Nicola abbiano capito pienamente che cosa è questa malattia, come funziona e sanno cosa devono fare per mantenere la sobrietà. Se seguono i consigli che hanno ricevuto attentamente e con rigore, sono perfettamente in grado di tutelarsi.
Vi è mai capitato di assistere delle persone che abbiano sviluppato una dipendenza proprio a causa del posto di lavoro?
No, non è il lavoro che causa la dipendenza, anche se può certamente contribuire a mettere la persona in difficoltà, può richiedere un impegno eccessivo, può provocare dei picchi di stress… Certo, in alcuni casi specifici, può rappresentare un fattore di rischio: ad esempio, a chi ha un passato da alcolista sconsigliamo di tornare in un ambiente di lavoro – come può essere un ristorante o un pub – in cui si servono alcolici. Se possibile, è opportuno farsi assegnare a altre mansioni. Ma, torno a dire, sono casi specifici. La dipendenza è antecedente, è causata da fattori che vanno indietro nel tempo: traumi, dinamiche famigliari, eventi particolari, ambienti. Ci sono molti fattori, ma non è il lavoro che causa la dipendenza.
Avete adottato qualche strategia particolare o qualche indicazione specifica da seguire durante il follow-up al termine del percorso?
Al Centro San Nicola abbiamo tantissime strategie che chiediamo ai nostri ospiti di seguire per aiutarli a rimanere in contatto con la propria dipendenza e di prendersi cura di sé stessi. Prima che lascino la struttura, sviluppiamo una rete abbastanza ampia di protezione: la famiglia, gli amici, i datori di lavoro. Gli ospiti, inoltre, devono continuare il lavoro con i propri terapeuti, e sfruttare al massimo non solo i gruppi di auto mutuo-aiuto, ma anche le altre persone che hanno già intrapreso il percorso di recupero. Li chiamiamo sponsor, e hanno il compito di tutelarli, di aiutarli a inserirsi nei gruppi e a mantenere la loro sobrietà.
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