Il MOIGE rilancia l’allarme su fumo, alcol e azzardo venduti ai minori
Gli adolescenti italiani accedono con estrema facilità a alcol, sigarette, gioco d’azzardo e pornografia. Alcuni potrebbero dire che sia inevitabile, i ragazzi affrontano un percorso di crescita che è fatto anche di esperimenti ed errori, i consigli degli adulti sono pedanti e difficilmente si impara dagli sbagli altrui. In questo caso parliamo però di sostanze e comportamenti che sono pericolosi di per sé, e i rischi chiaramente aumentano quando sono coinvolti dei minori, oltretutto i soggetti in crescita possono sviluppare con maggiore facilità delle dipendenze.
A aumentare l’allarme c’è poi il fatto che questi minori nella maggior parte dei casi possano acquistare alcol o giocare d’azzardo, grazie all’aiuto di adulti. Nella maggior parte sono amici più grandi, o negozianti e esercenti disposti a chiudere un occhio. Ma a volte il pericolo si nasconde tra le stesse mura di domestiche. È quanto emerge dall’ultimo aggiornamento del report “Venduti ai minori”, un’indagine su 2.123 ragazzi fra i 10 e 18 anni non compiuti condotta dal MOIGE – Movimento Italiano Genitori – in collaborazione con l’Istituto Piepoli.
La posizione delle Istituzioni
Eppure, come ha sottolineato Maria Teresa Bellucci, Vice ministro del lavoro e delle politiche sociali, nel corso della presentazione del report, “La tutela dei minori non è soltanto un dovere istituzionale, ma una missione che chiama tutti a raccolta – istituzioni, associazioni come il MOIGE, famiglie, scuola e società civile – per costruire un futuro a misura dei sogni dei più piccoli”.
Il Viceministro ha quindi ricordato che il governo dal canto suo sta lavorando su più fronti per promuovere una crescita sana delle giovani generazioni. Tra le iniziative messe in campo ci sono i centri desTEENazione, il rafforzamento dei servizi sociali, i bandi in coprogettazione con il Terzo Settore e l’istituzione della Giornata nazionale dell’ascolto dei minori. Tutte azioni pensate per investire nel benessere psicofisico di bambini e adolescenti, favorendo la loro partecipazione attiva e la valorizzazione dei talenti.
Gli sforzi però non sembrano sufficienti. “È fondamentale non ignorare il crescente disagio giovanile, che può avere conseguenze serie sulla salute fisica e mentale” ha aggiunto l’on. Marianna Madia, della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza. Che quindi ha evidenziato l’urgenza del problema: “Oggi ragazze e ragazzi affrontano pressioni e difficoltà che, se trascurate, possono generare conseguenze significative sulla loro salute fisica e mentale. È nostro dovere ascoltare, riconoscere e intervenire tempestivamente, affinché nessun giovane si senta solo o privo di sostegno”. E i dati sul consumo di alcol, sigarette e gioco d’azzardo sembrano confermare questa preoccupazione.
Alcol: il 5% beve abitualmente
Quando si parla di alcol, i giovani sembrano perfettamente consapevoli dei rischi legati al consumo, ma troppo spesso non ne tengono conto. Il 94% degli intervistati dice di conoscere i danni che l’alcol può provocare alla salute, un terzo dei minori italiani dichiara di aver consumato bevande alcoliche. Il 28% lo ha fatto almeno una volta, mentre il 5% beve abitualmente, percentuale in aumento rispetto alla precedete rilevazione.
Le motivazioni che spingono i ragazzi a bere sono principalmente legate al desiderio di sentirsi più energici e allegri (14%), rilassarsi (12%) ed essere più socievoli (10%). Gli alcolici vengono acquistati soprattutto in locali, pub e discoteche (9%), nei bar (8%) e al supermercato (6%).
Il dato più allarmante riguarda il comportamento dei rivenditori: il 59% non verifica l’età di chi acquista alcolici e il 53% continua a vendere anche a minori visibilmente ubriachi, violando palesemente la legge.
Fumo, aumenta il consumo anche a causa delle sigarette elettroniche
Lo stesso atteggiamento emerge nei confronti del tabacco: il 95% dei ragazzi sa che il fumo fa male e può comportare conseguenze permanenti. Nonostante questo, il 28% ha fumato almeno una sigaretta e l’8% lo fa abitualmente. I motivi principali sono curiosità (20%) e desiderio di rilassarsi (9%). La maggior parte dei fumatori (76%) fuma in compagnia. Tra i fumatori abituali, il 26% fuma da 1 a 5 sigarette al giorno, ma preoccupa il dato di chi arriva a consumare un intero pacchetto (4%) o addirittura più di 20 sigarette quotidiane (2%), un dato raddoppiato rispetto al 2023.
Per quanto riguarda le sigarette elettroniche, il fenomeno è in forte crescita. Il 33% degli intervistati ne ha fatto uso almeno una volta e l’8% le utilizza abitualmente, raddoppiando il dato del 2023. Le motivazioni sono simili a quelle del fumo tradizionale: curiosità (21%), convinzione che sia meno dannosa (10%), rilassamento (7%). Preoccupa il fatto che il 69% utilizzi liquidi contenenti nicotina, con un aumento del 25% rispetto al 2023.
Le sigarette vengono acquistate principalmente presso tabaccherie (45%) e distributori automatici (22%). Quando utilizzano i distributori con controllo della tessera sanitaria, i minori usano quella di amici più grandi (52%) o dei genitori (38%). Nel 10% dei casi la verifica non era attiva. Ancora più grave la situazione nei negozi fisici: il 60% dei venditori non ha verificato l’età e il 45% non ha negato la vendita pur sapendo di avere davanti un minore.
“La nostra categoria è in prima linea e svolge un ruolo cruciale nella prevenzione dell’accesso dei prodotti del tabacco ai minori” ha obiettato Mario Antonelli, Presidente della Federazione Italiana Tabaccai, ribadendo l’impegno della categoria. “Per noi, il rispetto della legge è un dovere imprescindibile e la tutela della salute dei più giovani è soprattutto una questione di responsabilità sociale. Non accettiamo eccezioni. Ma – ha anche sottolineato, – il nostro sforzo richiede anche il sostegno di tutti. Nel ribadire con forza l’impegno di ogni singolo tabaccaio a eseguire controlli rigorosi e a richiedere sempre un documento d’identità valido per accertare la maggiore età dell’acquirente, invitiamo sempre i nostri clienti a essere consapevoli e a collaborare, comprendendo che la richiesta del documento non è un’azione burocratica, ma un gesto necessario per tutelare i più giovani”.
Gioco d’azzardo: quasi un minore su due lo ritiene innocuo se moderato
Sul gioco d’azzardo, l’81% dei ragazzi è consapevole che può avere conseguenze negative, ma solo il 46% crede che queste possano essere serie e permanenti. Ancora più preoccupante è che il 46% ritenga che giocare moderatamente non sia pericoloso. Il 59% riconosce come conseguenza grave il non essere più in grado di smettere, per il 34% comporta il ridursi il povertà, il 7% riconosce influenze le attività quotidiane. L’83% sa che questo tipo di attività è vietato ai minori di 18 anni, il 5% crede che l’età minima sia 16 anni, per il 4% è sufficiente avere 14 anni e per il 8% non è mai vietato.
Il 29% è entrato in una sala dedicata al gioco con vincita in denaro, il 72% lo ha fatto con coetanei. Il 16% ha giocato almeno una volta presso agenzie di scommesse, bar, tabaccherie o sale bingo. La tipologia di gioco più diffusa sono le lotterie istantanee (30%), seguite dalle scommesse sportive (22%), slot machine (12%) e casinò (11%).
Anche qui il controllo è carente: solo il 48% dichiara che sia stata controllata la sua età e il 50% dei gestori non si è rifiutato di far giocare un minore. Per quanto riguarda il gioco online, il 12% ci ha giocato almeno una volta. Nel 30% dei siti non c’erano avvisi che dichiarassero illegale quel gioco per i minori di 18 anni. Al momento dell’iscrizione, o non viene chiesta l’età (34%) oppure i ragazzi mentono (47%).
Di fronte a questi dati, Mario Lollobrigida, Direttore della Direzione Giochi dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ha ammesso che “Le pur pesanti sanzioni previste però non sembrano sufficienti, e quindi occorre aumentare la consapevolezza di tutti gli operatori sulla gravità del problema attraverso un’idonea attività di formazione specifica”. Ma ha anche ribadito che “L’Agenzia è da sempre in prima linea per garantire che il divieto di gioco per i minori venga rispettato scrupolosamente dai concessionari e dagli esercenti dei punti vendita dei giochi pubblici”.
Pornografia: oltre 4 minori su 10 hanno visto contenuti vietati
Sulla pornografia gli adolescenti si spaccano, il 49% ritiene questi contenuti dannosi per il benessere psichico dei minori, il 44% degli intervistati ha visto almeno una volta filmati e foto vietate ai minori. Il 68% sa che la pornografia è illegale per gli under-18, mentre per il 22% ritiene si tratti solo di una raccomandazione.
La maggior parte (69%) guarda questi contenuti da solo, il 23% con amici della stessa età. Il 53% è venuto a conoscenza di materiale pornografico tramite amici, il 21% lo ha cercato su internet. Lo smartphone è il mezzo più utilizzato (36%), seguito dal computer di casa (8%) e dal tablet (7%). Nel 41% dei casi non viene verificata l’età dell’acquirente, mentre il 55% dei minori mente.
Il MOIGE chiede uno sforzo collettivo…
Le conclusioni a cui è giunto il MOIGE sono nette, come ha evidenziato il direttore generale dell’Associazione, Antonio Affinita: “Sono ancora troppi i minori che accedono a prodotti loro vietati, complice la superficialità di alcuni rivenditori che dovrebbero tutelarli. Si tratta di una grave violazione della legge e di una rottura del patto educativo e sociale che deve proteggere i nostri figli”. Secondo Affinita servono più controlli e sanzioni più severe, ma è anche indispensabile promuovere una responsabilità collettiva in cui famiglie, scuole, istituzioni e operatori economici collaborino per diffondere una cultura della legalità e della prevenzione.
E dello stesso avviso è anche Maria Angela Grassi, Presidente dell’Associazione Nazionale Pedagogisti Italiani: “Dal punto di vista pedagogico il comportamento di chi vende ai giovani prodotti vietati non solo infrange la normativa, ma mina profondamente il processo educativo fondamentale impartito dai genitori, compromettendo lo sviluppo sano e responsabile delle nuove generazioni. Questo grave vuoto di tutela provoca difficoltà nel costruire valori stabili e trasmettere le regole necessarie, creando un danno educativo che si riflette negativamente sull’intera società”.
Le parole di Livio Gigliuto, Presidente dell’Istituto Piepoli, fanno sorgere però un dubbio: “I nostri dati ci dicono che la consapevolezza tra i ragazzi c’è, ma non basta. Le regole vengono conosciute più di quanto vengano rispettate” commenta. Ma poi aggiunge anche: “È un segnale che chiama in causa non solo i minori, ma l’intera filiera, che a volte sembra allentare pericolosamente le maglie del proprio controllo. Serve uno sforzo ulteriore di impegno collettivo per proteggere i più giovani, trasformando la conoscenza in responsabilità”. Da un lato insomma, i ragazzi sono consapevoli dei rischi, ma poi serve un impegno collettivo per far rispettare i divieti.
…ma potrebbe non bastare
È inevitabile chiedersi se questo approccio sia sufficiente. E il dubbio è ancor più forte quando si sconfina in quegli ambiti in cui non c’è alcun controllo da parte degli adulti, familiari o esercenti che siano.
La pornografia è l’esempio più evidente: internet ha aperto un’autostrada e per il momento non hanno portato a nulla di concreto i tentativi che si stanno facendo in queste settimane per certificare l’età di chi accede a video e immagini. Ma poi c’è anche il gioco d’azzardo: anche nel caso in cui tutta la filiera legale impedisse ai minori di entrare nelle sale o comprare i tagliandi delle lotterie, ci sono altre realtà che restano scoperte. E che vanno dalle scommesse e dal poker con gli amici, alle app gratuite che non prevedono vincite in denaro ma si basano sullo stesso meccanismo dell’azzardo vero, fino all’illegale. E infine c’è la droga, che lo studio del MOIGE giustamente non affronta perché non c’è un circuito legale che vende illegalmente ai minori.
Di fronte a tutti questi scenari, viene spontaneo chiedersi quali strumenti sia possibile adottare. Un dubbio ancora più forte visto che l’educazione la sensibilizzazione sembrano aver prodotto i propri frutti, e che i ragazzi dimostrano di avere un buon livello di consapevolezza.
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