La battaglia invisibile contro il traffico dei precursori

La battaglia invisibile contro il traffico dei precursori

C’è una verità scomoda che pochi conoscono ma che è fondamentale per comprendere il mercato degli stupefacenti: senza precursori, non esisterebbero droghe. Quasi tutte le sostanze d’abuso che circolano nelle nostre strade non possono essere prodotte senza l’utilizzo di specifici composti chimici.  Esiste qualche eccezione, ma si contano sulle dita di una mano: gli esempi principali sono la cannabis e i funghi allucinogeni che possono essere coltivati e consumati direttamente, senza bisogno di passaggi in laboratorio. Per tutto il resto, dalla cocaina al crack, dalle metamfetamine all’ecstasy, è necessario effettuare dei passaggi in laboratorio. E i precursori diventano fondamentali.

La lotta al narcotraffico di conseguenza passa anche per il contrasto alla diffusione di queste sostanze. Ma qui sorgono una serie di problemi, primo fra tutti il fatto che i precursori siano nella maggior parte dei casi sostanze legali che vengono comunemente usate nell’industria. Con la diffusione delle designer drugs, inoltre, le organizzazioni criminali hanno maturato un bagaglio di conoscenze che permette di modificare rapidamente la composizione chimica delle droghe in modo da eludere i controlli. Questo know-how inoltre è stato già esteso alla lavorazione delle droghe tradizionali, e della produzione dei precursori stessi. Oltretutto questo processo evolutivo rischia adesso di diventare frenetico, grazie all’intelligenza artificiale.

Dalla pianta alla polvere: come nascono le droghe

Per capire davvero il ruolo cruciale dei precursori, occorre fare una distinzione importante tra droghe naturali e sintetiche. Le prime vengono ricavate da piante come le foglie di coca, il papavero da oppio, l’efedra o la radice di sassofrasso. Tuttavia, anche se il punto di partenza è naturale, il percorso per arrivare alla droga vera e propria passa necessariamente attraverso la chimica. Nel caso della cocaina, ad esempio, dalla pianta di coca si ottiene la pasta di coca, ma per arrivare alla cocaina serve il permanganato di potassio. Senza questi passaggi chimici, senza questi precursori, non si ottiene il prodotto finito.

Discorso diverso per le droghe sintetiche: metamfetamine, cannabinoidi sintetici, catinoni sintetici, fentanyl non esistono in natura e sono interamente create in laboratorio combinando sostanze chimiche specifiche. Servono precursori come la pseudo-efedrina, il BMK, il PMK, l’ANPP. Ogni droga sintetica ha la sua “ricetta” chimica, e i precursori sono gli ingredienti indispensabili.

Vietare i precursori paralizzerebbe l’economia

Per contrastare il narcotraffico, si potrebbe pensare, basterebbe vietare la vendita dei precursori, al pari di quanto già si fa con le droghe vere e proprie. Il problema però è che i precursori vengono utilizzati anche per fini perfettamente legali. Come sottolinea la Relazione annuale 2025 della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, questi precursori sono impiegati quotidianamente nell’industrie chimica, farmaceutica e persino alimentare per produrre materie plastiche, medicinali, cosmetici, detergenti e profumi.

Tornando all’esempio della cocaina, il permanganato di potassio viene impiegato per rendere potabile l’acqua; per ossidare coloranti, sbiancare tessuti e cellulosa; o in agricoltura come fungicida per la produzione di pomodori e meloni. Insomma, vietarne completamente il commercio dei precursori significherebbe mandare in tilt interi comparti produttivi fondamentali per l’economia.

Per evitare che queste sostanze vengano disviate, ovvero finiscano nei circuiti illegali, il mercato lecito viene sottoposto a un monitoraggio rigoroso. Le organizzazioni criminali tuttavia hanno affinato nel tempo varie strategie per far sparire i precursori dal circuito legale. I metodi più comuni sono il mislabeling, cioè la falsa etichettatura e la misdeclaration, ovvero la falsa dichiarazione. In pratica, i precursori vengono camuffati da altre sostanze chimiche di uso comune, non sottoposte a restrizioni, per passare indisturbati attraverso le dogane internazionali. Ma non sono le uniche strategie adottate per eludere i controlli, come emerge da un’inchiesta condotta dalla Polizia polacca.

Il crimine gioca d’anticipo, anche grazie all’IA

Le organizzazioni criminali polacche hanno dimostrato una capacità di adattamento impressionante, costruendo un business milionario sulla produzione di catinoni sintetici utilizzando principalmente precursori non classificati. Sostanze che, semplicemente, non sono ancora state inserite nelle liste delle sostanze controllate.

Il meccanismo è efficace e redditizio. Questi precursori non classificati vengono acquistati legalmente sul mercato, spesso attraverso il web e prevalentemente dai mercati asiatici, al prezzo di circa duecento euro al chilogrammo. Attraverso passaggi di laboratorio relativamente semplici, vengono trasformati in sostanze che hanno una composizione chimica simile ai catinoni già sul mercato, come il Mefedrone, il 3-metilmetcatinone, o il Clefedrone. Le droghe sintetiche vengono poi vendute a prezzi anche dieci volte superiori a quello dei precursori utilizzati. I margini di guadagno sono insomma enormi.

Tutto questo porta a due considerazioni. La prima è che le organizzazioni criminali, per eludere i controlli, cercano di immettere in continuazione sul mercato delle sostanze nuove. Nella migliore delle ipotesi, partono dalla formula chimica di un farmaco che poi modificano proprio perché possa circolare liberamente finché non viene classificata come stupefacente. Oltretutto, nella progettazione delle nuove molecole, viene comunemente usata l’intelligenza artificiale, e questo imprime un’accelerazione ulteriore a un processo già difficile da controllare. Nel corso del tempo, tuttavia, è plausibile che la formula chimica di partenza venga rimaneggiata più e più volte. È inevitabile chiedersi, quindi, a quali e quanti rischi si esponga chi assume quelle sostanze.

La seconda è che le organizzazioni criminali stanno sviluppando un vero e proprio know-how nella sintesi delle sostanze stupefacenti. E stanno utilizzando questo bagaglio di conoscenze anche per sviluppare la produzione delle droghe di origine naturale.

La mappa dei traffici

A livello mondiale, i mercati asiatici rappresentano la principale fonte di approvvigionamento di precursori, sia quelli leciti che quelli destinati al disvio. La Cina in particolare emerge ripetutamente nelle indagini internazionali come punto di origine di enormi quantità di sostanze chimiche controllate. Il web ha reso tutto più facile: con pochi clic è possibile entrare in contatto con fornitori che operano in zone del mondo dove i controlli sono meno stringenti o le normative meno aggiornate.

Per quanto riguarda l’Italia, le rotte seguite dai precursori sono state ricostruite con il PEN On-line – il meccanismo di notifica preventiva delle esportazioni gestito dalle Nazioni Unite. Al primo novembre 2024, la metà delle notifiche preventive proveniva dall’India, seguita dalla Svizzera con poco più di un terzo delle spedizioni, poi Regno Unito e Canada con quote minori. Le Forze dell’ordine italiane invece nel corso del 2024 hanno condotto diciassette operazioni specifiche contro il disvio di queste sostanze, con risultati significativi. Sono stati sequestrati complessivamente quasi 292mila litri e oltre mille chilogrammi di sostanze chimiche controllate.

L’allarme dell’ONU: laboratori sempre più sofisticati

Questo mercato sta assumendo dimensioni drammatiche, come mette in evidenza Jallal Toufiq, Presidente dell’INCB, l’organismo delle Nazioni Unite che vigila sul controllo internazionale degli stupefacenti, nell’ultima edizione del report “Precursor”.

“I mercati delle droghe illecite stanno attraversando un periodo di drastici cambiamenti” scrive. “Le droghe sintetiche tra cui amfetamine, catinoni, oppioidi, cannabinoidi sintetici e altre nuove sostanze psicoattive, si stanno diffondendo in tutto il mondo, alterando i mercati delle droghe illecite. I progressi tecnologici si stanno estendendo alle droghe di origine vegetale, con la produzione illecita di cocaina, sia nei siti di produzione originali in Sud America che nei laboratori clandestini dell’Europa Occidentale, con conseguente incremento della produzione. I laboratori illeciti che fabbricano o producono queste droghe sono sempre più sofisticati e spesso su scala industriale, richiedendo sia prodotti chimici che attrezzature specializzate, tra cui recipienti di reazione pressurizzati e vetreria su misura”.

Non parliamo più di cucine trasformate in laboratori improvvisati o capannoni arrangiati alla meglio. E Toufiq è chiaro “Le sfide poste dall’evoluzione della produzione e della fabbricazione di droghe illecite richiedono quindi risposte innovative e proattive per supportare e rafforzare gli obiettivi del sistema di controllo internazionale”.

Come risponde l’Europa: una strategia a più livelli

Di fronte a questa minaccia in continua mutazione, l’Unione Europea ha costruito nel tempo un sistema articolato di contrasto che si basa su diversi pilastri complementari.

Il primo pilastro è normativo. La legislazione europea si fonda su due regolamenti fondamentali: il primo riguarda il commercio di precursori tra l’Unione Europea e i Paesi terzi, il secondo disciplina gli scambi all’interno del territorio comunitario. I precursori sono stati suddivisi in quattro categorie in base alla loro pericolosità e alla facilità con cui potrebbero essere sostituiti. La Categoria 1 comprende le sostanze più pericolose e indispensabili per ottenere droghe sintetiche. E per la cronaca sono trenta. Man mano che si scende di categoria, diminuiscono sia la pericolosità che i vincoli imposti.

Il sistema PEN On-line rappresenta il secondo pilastro. Gestito dall’INCB, questo strumento permette di controllare le esportazioni di precursori prima ancora che avvengano. Quando un’azienda in un Paese vuole esportare precursori verso un altro Stato, le autorità del Paese esportatore devono notificare preventivamente l’operazione alle autorità del Paese di destinazione, trasmettendo tutte le informazioni sulla transazione e sulle ditte coinvolte. Il Paese destinatario può accettare, chiedere ulteriori verifiche o bloccare la spedizione. Al 4 marzo 2025, il sistema coinvolgeva centosessantanove Stati, con centoquarantacinque Paesi che lo utilizzano praticamente ogni giorno.

Occorre cambiare paradigma

La Commissione europea ha ben chiara la complessità della sfida e sta lavorando per trovare soluzioni che vadano oltre l’attuale sistema basato su liste e categorie. Per quanto le Autorità si siano dimostrate veloci nell’aggiornare le liste, questa strategia mostra tutti i propri limiti. In questo modo infatti si limitano a rincorrere le organizzazioni criminali, ma con la diffusione dell’intelligenza artificiale la distanza rischia di crescere sempre più.

È stato così costituito un Gruppo di lavoro specifico per proporre strategie e soluzioni normative per contrastare il problema dei precursori non classificati. L’attenzione particolare è rivolta a tutte le sostanze che non hanno usi leciti conosciuti. Si parte dal presupposto che, se una sostanza chimica non serve per alcuna applicazione industriale, farmaceutica o di altro tipo legittima, non dovrebbe essere commerciata liberamente. Su questo fronte potrebbe concentrarsi l’evoluzione normativa futura, introducendo principi di controllo diversi dall’attuale sistema di classificazione sostanza per sostanza.

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