Rapporto OISED: cresce in Italia il numero di persone dipendenti da alcol e tossicodipendenza

Rapporto OISED: cresce in Italia il numero di persone dipendenti da alcol e tossicodipendenza

Aumentano le persone dipendenti da alcol e tossicodipendenza in Italia. Dal Rapporto dell’Osservatorio sull’Impatto socio-economico delle dipendenze (OISED) emerge infatti che la quota di utenti che ha sviluppato la dipendenza da alcol è cresciuta oltre il 25%, mentre quella da tossicodipendenza è del 13%.

I numeri dei nuovi utenti delle dipendenze

La quota di nuovi utenti, quindi, è maggiore nella dipendenza da alcol (oltre il 25%); nei tossicodipendenti è del 13,0%, con una riduzione però di incidenza negli ultimi anni in entrambe le tipologie di dipendenza, in controtendenza con il dato epidemiologico. Il ricorso all’ospedalizzazione per le patologie alcol-attribuibili, sebbene in riduzione nell’ultimo quinquennio, è più del doppio rispetto a quello per le patologie droga-correlate: 69,1 rispetto 32,2 ogni 100.000 abitanti. Il ricorso all’ospedalizzazione è aumentato nel medio periodo per i disturbi droga-correlati (+1,3 ricoveri) e diminuito per le patologie alcol-attribuibili (-10,5 ricoveri). La correlazione positiva in essere con gli utenti in carico ai Servizi denota come parte dell’utenza non sia adeguatamente presa in carico. Importante, e in continuo aumento (+22% nell’ultimo quinquennio), è il ricorso ai servizi di emergenza-urgenza per la dipendenza da stupefacenti, in controtendenza con quanto accade per le problematiche connesse all’alcol; il rapporto è di 1:4 tra gli accessi di chi ha fatto abuso di droghe e chi di alcol (14,6 e 67,1 ogni 100.000 rispettivamente); entrambi i fenomeni si concentrano soprattutto nel Nord-Est del Paese. In entrambe le tipologie di utenti il 60-70% degli accessi avvengono in seguito ad un trasporto da parte del 118 e in circa il 12% dei casi esitano in un ricovero ospedaliero.

Dai dati emerge inoltre una correlazione positiva in essere tra gli accessi al Pronto Soccorso e gli utenti in carico ai Servizi che denota come parte dell’utenza non sia adeguatamente di fatto presa in carico; oltre la metà degli accessi al Pronto Soccorso sono per problematiche connesse ad abuso di sostanze senza dipendenza. Per l’abuso di alcol, si è registrata una riduzione degli accessi nell’ultimo periodo, ed appare evidente come l’aumento di presa in carico da parte dei servizi comporti una riduzione degli accessi ai servizi di emergenza-urgenza.

Studio concentrato sulla dinamica dei modelli organizzativi

Lo studio si è concentrato sulla dinamica dei modelli organizzativi (con un focus sulle modalità operative in essere nei diversi setting assistenziali e sulla continuità di presa in carico), l’epidemiologia, l’impatto giudiziario ed economico del fenomeno della dipendenza da stupefacenti e da alcol; è stata, inoltre, introdotta una metodologia per il monitoraggio degli effetti dell’Autonomia Differenziata sull’area delle dipendenze; infine è stata effettuata una survey finalizzata a rilevare gli aspetti organizzativi in essere tra i Servizi ed altri setting assistenziali quali carcere e comunità terapeutiche, nonché aspetti di programmazione sanitaria.

I modelli predisposti nell’ambito delle attività permanenti dell’Osservatorio, che consentono la determinazione del costo per la Società delle due forme di dipendenza, hanno consentito di stimare altresì gli effetti economici per il Paese di una serie di azioni di politiche sanitarie e sociali, finalizzate a contrastare gli effetti delle dipendenze.

Significativa variabilità regionale dell’offerta socio-sanitaria

Dalle analisi condotte emerge una significativa variabilità regionale nel dimensionamento dell’offerta socio-sanitaria deputata alla presa in carico di soggetti con dipendenza da stupefacenti e/o alcol, sia in termini di personale dedicato, che di tipologia di figure professionali; per la dipendenza da stupefacenti il Nord-Ovest risulta essere la ripartizione con il maggior numero di unità di personale in rapporto alla popolazione e agli utenti in carico; per quella da alcol è invece il Nord-Est la ripartizione con l’offerta maggiore. Per entrambe le forme di dipendenza il minor tasso di personale dedicato e di utenti in carico si registra nel Mezzogiorno del Paese. Nel medio periodo (2018-2023) si è registrata una riduzione del personale dedicato nei SerD (-252 unità), in controtendenza con l’aumento registrato nei servizi di alcologia (2019-2022) di +224 unità. Mentre nei primi tale riduzione è associata ad una diminuzione degli utenti presi in carico (-4.125 nel periodo), sebbene in aumento nell’ultimo anno (+4.835 utenti), nei servizi di alcologia si è registrata una riduzione degli utenti in carico sia nel medio periodo (-2.501), 42 che nell’ultimo anno (-604).

Il tasso di personale in rapporto agli utenti in carico per la dipendenza da stupefacenti è circa il 30% in meno rispetto alla dipendenza da alcol (4,7 contro 7,2 ogni 100 utenti in carico rispettivamente). Nell’ultimo quinquennio per le dipendenze da stupefacenti il tasso ha registrato una riduzione (-0,2 unità ogni 100 utenti), mentre per quelle da alcol un aumento di +0,6 unità ogni 100 utenti. La composizione per ruolo professionale è sovrapponibile per le due forme di dipendenza. Nel Mezzogiorno prevale il personale infermieristico e medico, nelle altre realtà assume un ruolo rilevante anche la figura dello psicologo. Ad oggi, per raggiungere gli standard previsti dal DM 77/2022, mancano all’appello circa 2.000 unità di personale: 261 medici, 215 infermieri, 396 psicologi, 646 educatori professionali, 273 assistenti sociali, 139 amministrativi.

Solo quattro Regioni, Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria e Molise, hanno un dimensionamento allineato agli standard. Sono al di sotto della media nazionale tutte le Regioni del Mezzogiorno, ad eccezione della Puglia, e tutte quelle del Centro, ad eccezione del Lazio. L’allineamento agli standard consentirebbe di prendere in carico altri 40.000 soggetti. Il numero di utenti con dipendenza da stupefacenti presi in carico in rapporto alla popolazione, è circa il doppio di quello relativo alla dipendenza da alcol. Se per l’alcol il maggior tasso di presa in carico si riscontra nel Nord-Est, per i tossicodipendenti nel Nord-Ovest.

Correlazione tra personale dei SerD e utenza con tossicodipendenza

Dallo studio si evince anche che la correlazione fra unità di personale dei SerD e l’utenza con dipendenza da stupefacenti in carico risulta essere positiva e bassa (0,389) indicando l’assenza di standard omogenei di programmazione. A riprova di ciò, alcune Regioni, quali ad esempio Valle d’Aosta e Abruzzo, o Emilia Romagna e P.A. di Trento, pur presentando livelli di “domanda” simili, evidenziano differenze di organico che arrivano a raggiungere il 50%, valore comunque in miglioramento rispetto al 2022, quando le differenza arrivavano al 70%; analogamente, Sicilia, Calabria e P.A. di Trento, a parità di organico (in rapporto agli abitanti), hanno in carico un volume di pazienti che arriva a differenziarsi di quasi l’80%, valore pressoché invariato rispetto al 2022.

Anche nei servizi di alcologia si riscontra una analoga situazione: alcune Regioni, quali ad esempio Emilia Romagna e Molise, pur presentando livelli di “domanda” simili, evidenziano differenze di organico che arrivano a superare il 500%, differenza in allargamento rispetto all’anno precedente, quando si “fermavano” al 300%; analogamente, Lazio e Friuli Venezia Giulia, a parità di organico (in rapporto agli abitanti), hanno in carico un volume di pazienti che arriva a differenziarsi di oltre il 400%, valore pressoché simile all’anno precedente (500%). Anche in termini di numero di prestazioni erogate per utente si riscontra un importante variabilità regionale, sebbene la composizione delle diverse tipologie non vari molto. Per la dipendenza da stupefacenti nel Mezzogiorno si osserva un maggior ricorso ai trattamenti farmacologici (oltre l’80% degli utenti), nel Centro e nel Nord è maggiore il ricorso a percorsi psicoterapeutici ed inserimenti in comunità. Per la dipendenza da alcol solo un terzo ricorre a trattamenti farmacologici.

Da una survey, in corso, indirizzata ai servizi pubblici ambulatoriali, è emersa una importante eterogeneità in termini di comunicazione in fase di messa in libertà e/o dimissione tra i setting assistenziali “protetti” quali carcere e comunità terapeutiche e i servizi. Tale scenario desta preoccupazione in termini di esiti, dal momento che da letteratura emerge che Il rischio di decessi da overdose è molto alto nei primi quindici giorni dopo la dimissione dei pazienti da ambienti protetti (carcere, comunità terapeutiche, ecc.). Il passaggio tra i diversi setting ed il Servizio appare maggiormente strutturato nel caso di dimissione dalle Comunità Terapeutiche, ed in particolare nelle ripartizioni geografiche per le quali l’accesso a tali strutture non è incluso nel budget dei Servizi, essendo regolamentato a livello di Azienda Sanitaria o Regione.

Il ruolo delle Forze dell’Ordine

Il fenomeno delle dipendenze ha dei risvolti importanti anche in termini di contrasto da parte delle Forze dell’Ordine e giudiziario, generando dei costi per la gestione di illeciti amministrativi e dei reati commessi dai consumatori di sostanze, con i relativi processi e l’eventuale detenzione. Negli ultimi anni si è registrato un aumento del ricorso alle misure alternative alla detenzione: si è passati dal 26,1% dei condannati definitivi del 2018 al 36,9% nel 2023. Nel Nord-Ovest si registra il ricorso maggiore (57,4%), nel Centro il minore (19,8%). A livello regionale, il dato risulta eterogeneo, con il tasso di misure alternative più alto in Lombardia (71,6%), il più basso nel Lazio (5,1%).

I costi generati dal fenomeno della dipendenza

In termini economici, i fenomeni di dipendenza da stupefacenti e da alcol, generano un costo (diretto) annuo complessivo per il Paese pari a 7,8 miliardi di euro., di cui 6,7 miliardi il primo (considerando anche i poli consumatori) e 1,1 miliardi il secondo. A tale costo, si affiancano i costi indiretti, associati alle perdite di produttività dovuti ai decessi per patologie e eventi connessi all’uso di sostanze, agli accessi al Pronto Soccorso e ai ricoveri, associati alle patologie alcol e droga correlate, che, per entrambi i fenomeni ammontano a 198,9 milioni di euro.

Il costo totale per il Paese, considerando i costi diretti e indiretti è pari a 8,0 miliardi di euro, che sommato al valore delle sostanze illegali (16,2 miliardi nel 2023), raggiunge i 24,2 miliardi (1,2% del PIL). La gestione degli Esiti, ovvero in larga misura il trattamento delle patologie droga-correlate, rappresenta la voce di costo maggiore, seguita da quella “Sociale” (ordine pubblico e aspetti giudiziari) e poi da quella relativa alla gestione socio-sanitaria di questi utenti.

Un soggetto con dipendenza da stupefacenti genera un costo pro-capite per il sistema Paese pari a circa 7 volte quello di un soggetto con dipendenza da alcol: si passa da 17,1 euro pro-capite per la dipendenza da alcol a 113,5 euro per quella da stupefacenti. Il fenomeno associato alla dipendenza da alcol, considerando tanto i consumatori a rischio (8,6 milioni), quanto i consumatori con abuso di alcol (circa 770.000), eleggibili questi ultimi alla presa in carico da parte dei servizi, genera un costo (diretto) nazionale annuo per il Paese pari a 1,1miliardi di euro, al quale si aggiungono 82,5 milioni di euro di costi indiretti dovuti alle perdite di produttività.

Non sono considerati in questo ammontare i costi per i trattamenti delle patologie riconducibili all’uso dell’alcol (trapianto di fegato, patologie oncologiche ecc.), non essendo noti i tempi di esposizione al fattore di rischio. Si è ben consci della grande rilevanza economica di queste fattispecie, che fanno dell’alcolismo una rilevante patologia per costi economici e perdita di vite. Analogamente a quando emerso per il fenomeno della tossicodipendenza, la gestione degli Esiti, ovvero in larga misura il trattamento delle patologie alcol-attribuibili (cirrosi, steatosi alcolica, incidenti ecc.), rappresenta la voce di costo maggiore, seguita da quella “Sociale” e poi da quella relativa alla gestione socio-sanitaria (pubblica e del privato sociale) di questi soggetti.

Circa un terzo della popolazione carceraria è stato condannato per questioni droga-correlate, e per un terzo si tratta di popolazione straniera, e nel medio periodo è aumentato il ricorso alle misure alternative alla detenzione. In tale contesto appare ancora poco strutturata la comunicazione tra i diversi setting assistenziali, e nello specifico nella fase di dimissione dagli ambienti protetti (messa in libertà o dimissione dalle Comunità Terapeutiche). Appare inoltre una discontinuità di presa in carico in seguito alla dimissione da tali setting, soprattutto nel medio periodo (sei mesi). Tale fenomeno richiede evidentemente la definizione di percorsi trasversali tra i diversi setting, finalizzata ad ottimizzare l’aderenza al percorso terapeutico e quindi la stabilità del paziente.

Gli effetti della Legge sull’Autonomia Differenziata

OISED ha sviluppato, anche alla luce della recente approvazione della Legge sull’Autonomia Differenziata in Sanità, una metodologia finalizzata a monitorarne gli effetti nella specifica area, basata su un set di indicatori rappresentativi di cinque dimensioni di valutazione. Da una sperimentazione condotta confrontando fra loro sottogruppi di Regioni (Regioni e Province Autonome, Lombardia, Veneto ed Emilia, e Regioni in Piano di Rientro), è emerso come nel medio periodo siano migliorate per tutti i gruppi, soprattutto le Regioni “focus”; fa eccezione il gruppo delle Regioni in Piano di Rientro che sono invece cresciute meno delle Altre.

Tutte le azioni finalizzate a contenere gli “esiti del fenomeno” comportano, di conseguenza, risparmi per il Paese: per ogni euro investito in termini di presa in carico socio-sanitaria (farmaci, incremento visite ecc.) si stima potrebbero esserne risparmiati 4. Analogamente si stimano molto rilevanti i risparmi ottenibili con gli effetti di una riduzione del ricorso alla detenzione in favore di misure alternative, che consentirebbero un risparmio pari a € 45,7 mln. annui per ogni punto percentuale di riduzione dei casi “a rischio”.

In sintesi, alla luce dell’elevato impatto del fenomeno delle dipendenze, a livello organizzativo, giudiziario ed economico, si ritiene auspicabile:

• un allineamento della dotazione di personale agli standard organizzativi previsti dal DM 77, al fine di allineare l’offerta al fabbisogno “reale”, anche alla luce della “nuova” domanda • la promozione e il potenziamento dell’attività di sensibilizzazione rivolta alla popolazione giovanile, onde introdurli in percorsi terapeutici anche specifici finalizzati a prevenire, oltre agli episodi acuti, la “cronicizzazione” della dipendenza

l’introduzione di percorsi di presa in carico degli utenti (PDTA) trasversali tra servizi pubblici (ambulatoriali e ospedalieri), del privato sociale (servizi a bassa soglia, SMI, residenze e semi-residenze, comunità ecc.) e carcere, finalizzati a: o potenziare il numero di nuovi utenti in carico al fine di prevenire il verificarsi di “esiti” ed implicazioni a livello sociale (incidenti, denunce, ecc.) o garantire continuità nella presa in carico, sia per i detenuti stranieri una volta messi in libertà sia per i dimessi dalle comunità terapeutiche, per i quali dalla letteratura emerge un rischio massimo di episodi di overdose nei primi quindici giorni dopo la dimissione o attenzione alle fasce di età giovanili, per le quali si è riscontrato un aumento di consumo di “nuove” sostanza di abuso o garantire equità di trattamento.

• adottare azioni finalizzate ad aumentare l’aderenza al trattamento, anche riducendo lo stigma, quali il potenziamento dell’approccio psicosociale, il ricorso ad approcci farmacologici sempre più personalizzati (quali ad esempio le formulazioni long acting), ecc.

Le azioni sopra elencate richiedono evidentemente un incremento di risorse economiche che, però, rappresentano un investimento nella misura in cui, alla luce di quanto emerso dall’analisi, generano complessivamente dei risparmi per la Società. Va infine fatto presente che, alla luce del quadro epidemiologico, che, oltre a prevedere un aumento della casistica delle ormai “consolidate” forme di dipendenza, vede l’ingresso sempre più importante di nuove sostanze di abuso soprattutto nella popolazione giovanile, sarebbe auspicabile rivedere il ruolo dei servizi e la tipologia di attività che gli stessi erogano. I “nuovi” servizi, pubblici e del privato sociale, dovrebbero evidentemente lavorare in maniera integrata al fine di garantire una individuazione e relativa presa in carico, in fase precoce (pre-dipendenza), di questi nuovi utenti.

A tal proposito, sarebbe auspicabile prevedere a livello regionale un finanziamento dedicato alle dipendenze, auspicabilmente associato anche alla definizione di un budget a livello di Azienda Sanitaria, preferibilmente anche con distinzione per tipologia di setting assistenziale (ambulatoriale, residenziale e semiresidenziale, carcerario), al fine a garantire equità di presa in carico nei diversi setting, nelle diverse Regioni.

Cos’è l’OISED

L’Osservatorio sull’Impatto Socio-Economico delle Dipendenze – OISED – è il primo Centro Studi e think thank interamente dedicato allo sviluppo di analisi a supporto della governance e la sostenibilità del settore per la cura delle dipendenze. L’uso di sostanze stupefacenti illegali rappresenta una delle principali minacce per la salute pubblica a livello globale, provocando danni fisici, psicologici e sociali; secondo l’EUDA (European Union Drugs Agency), il consumo di droghe illegali rappresenta una delle principali cause di mortalità prevenibile (direttamente attraverso l’overdose e indirettamente attraverso malattie correlate alla droga, incidenti, violenza e suicidio). L’uso di droghe illegali, in particolare tra le persone che ne fanno uso regolarmente e in grandi quantità, è associato a rischi più elevati di malattie cardiovascolari, problemi di salute mentale e incidenti, nonché malattie come HIV ed epatite C quando le sostanze vengono iniettate.

Secondo la World Health Organization (WHO), l’uso di sostanze stupefacenti è responsabile di circa 600.000 morti ogni anno a livello globale. Le morti sono causate principalmente da overdose, malattie infettive (come HIV ed epatiti), malattie cardiovascolari e disturbi psichiatrici (come suicidi e violenza), incidenti stradali. Secondo l’EUDA, sarebbero complessivamente circa 6.400 i decessi indotti da stupefacenti in EU nel 2022, in crescita rispetto al 2021, ma si tratta di una sottostima in quanto il dato non comprende tutti i Paesi membri. In generale, la disponibilità e il consumo di droghe rimangono a livelli elevati in tutta l’Unione Europea, sebbene esistano notevoli differenze tra i Paesi.

OISED è nato nel 2022 da una iniziativa congiunta del Centro di ricerca C.R.E.A. Sanità (Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità) e di Ce.R.Co (Centro Studi e Ricerche Consumi e Dipendenze) con l’obiettivo di colmare le lacune nelle conoscenze e informazioni sul settore delle dipendenze, e favorire il confronto tra istituzioni e principali stakeholder. Secondo la vision di OISED il sistema di gestione del fenomeno delle dipendenze patologiche dovrebbe essere perfettamente integrato nel Sistema Sanitario Nazionale ed in quelli regionali, inglobando l’impatto che si genera in ambito giudiziario ed economico e, in ultima istanza, sulla Società. A fronte degli importanti investimenti necessari per sostenere il sistema di cura delle dipendenze, esso dovrebbe garantire una corretta presa in carico e un trattamento appropriato dei pazienti, massimizzando il ritorno dell’investimento in termini di salute e sicurezza per la Società. In definitiva, un sistema di presa in carico precoce della popolazione a rischio capace di limitare gli esiti delle dipendenze in termini di patologie correlate, commissione di illeciti o reati, interventi giudiziari, limitando indirettamente i costi sanitari e sociali di un trattamento mancato o tardivo. La mission di OISED è, quindi, quella di favorire una sinergia tra il mondo istituzionale, politico, accademico, dei servizi ed aziendale finalizzata ad identificare le migliori strategie da mettere in atto nel nostro Paese.

A tal fine OISED si propone di approfondire l’impatto organizzativo, socio-sanitario, economico e giudiziario delle diverse forme di dipendenza; l’Osservatorio si impegna a generare con continuità le informazioni sugli aspetti sopra descritti, attraverso l’implementazione e costante alimentazione di una banca dati (OISEDdata).

Tra le principali attività di OISED troviamo:

• aggregare e sistematizzare le informazioni esistenti sul fenomeno delle dipendenze • produrre ed alimentare una banca dati (OISEDdata) contenente indicatori di ambito organizzativo socio-sanitario, economico e giudiziario sul tema delle dipendenze

• sviluppare ricerche, generando sistematicamente analisi, studi, approfondimenti, informazioni e dati statistici, utili ad alimentare il confronto tecnico-politico

• rappresentare un luogo di confronto attivo fra gli stakeholder di settore

• proporre soluzioni organizzative e promuovere 6 iniziative normative finalizzate ad una gestione ottimale del settore delle dipendenze. OISED, si avvale di un comitato tecnico-scientifico composto da esperti del settore di rilievo nazionale, che individua annualmente una tematica da affrontare, i cui risultati sono oggetto di un Rapporto. La prima annualità dell’Osservatorio si è concentrata sull’analisi dei modelli organizzativi dei servizi delle dipendenze, sull’epidemiologia del fenomeno, sull’impatto giudiziario ed economico riferiti al fenomeno della dipendenza da stupefacenti e da alcol, nonché sulla stima del costo per la Società delle due forme di dipendenza

Fai il primo passo, CONTATTACI!

Adesso hai una dipendenza, tra due mesi avrai una vita…

 0731 9142      366 1774276      info@centrosannicola.com