LSD, microdosi e uso medico: quanto ne sappiamo

LSD MICRODOSI

LSD, microdosi e uso medico: quanto ne sappiamo

L’LSD è stato uno dei simboli della cultura hippie. Usato all’epoca con dosaggi che oggi riterremmo follemente elevati, si elogiava quella che veniva definita la sua capacità di elevare lo stato di coscienza. Questo perché, per essere precisi, l’effetto dell’LSD non è solo quello di creare allucinazioni visive, ma sono coinvolti tutti i cinque sensi attraverso i quali, a seguito dell’assunzione, si percepisce la realtà in modo amplificato. Questo effetto era considerato da intellettuali e artisti in cerca di ispirazione come la strada per trovare la musa e per questo ne esaltavano le proprietà e ne facevano ampio uso personale.

Questa sostanza psichedelica conobbe in breve tempo un aumento dell’interesse nei suoi confronti da parte di molte personalità provenienti dal modo accademico dell’epoca, in particolare in ambito neuropsichiatrico. Furono avviati numerosi studi e altrettante sperimentazioni per raccogliere dati finalizzati a giustificarne un uno medico. Ma prima che si riuscisse ad avere dei risultati significativi in termini di effetti su un campione che fosse rappresentativo, la situazione sfuggì di mano e così fu dichiarata illegale nel 1967, prima negli Stati Uniti e poi negli altri paesi.

Tra gli anni ‘60 e ’70 del 900 operava il dottor Timothy Leary, psicologo e scrittore statunitense. Quest’ultimo studiò presso i laboratori di Harvard dal 1960 al 1963, insieme al collega Richard Alpert, l’impiego delle sostanze psichedeliche e, successivamente, sarebbe stato un accanito sostenitore dell’uso dell’LSD per alleviare le dipendenze da altre sostanze quali l’alcol.

La loro teoria sosteneva che l’assunzione delle giuste dosi di LSD su soggetti con predisposizione adeguata (set), nel giusto contesto (setting) e preferibilmente sotto la guida di un professionista, potesse avere effetti benefici sulla psiche.

Ma ben presto i due studiosi vennero allontanati dalla prestigiosa università a causa della deriva pseudoscientifica che stavano assumendo le loro ricerche. Con il senno di poi, a sostegno di questa decisione, si riporta il fatto che tre anni dopo essere stato licenziato da Harvard, nel 1966, Leary fonda la Lega dello Sviluppo Spirituale, una sorta di centro di meditazione in cui l’uso di LSD veniva incoraggiato per accedere a visioni mistiche.

 LSD oggi

Ad oggi non esistono studi conclusivi basati su un campione rappresentativo circa gli effetti a breve e lungo termine di questa sostanza e delle sostanze psichedeliche in generale. Le ricerche più significative condotte fino ad ora riguardano la sospetta capacità dell’LSD di innescare patologie psichiatriche in soggetti che ne siano già predisposti geneticamente.

Gli studi recenti più grandi sono due: uno condotto nel 2013 presso l’università di Trondheim su 130000 soggetti (il campione più grande preso in considerazione fino ad oggi) e il secondo nel 2021 presso l’Università di Stoccolma. Entrambi convergono sul dire che sarebbe possibile escludere la correlazione tra uso di LSD e l’insorgenza di psicosi in soggetti sani e non predisposti. Ma il campione, per quanto esteso, non è rappresentativo: ad esempio, non considera i soggetti più giovani, nei quali il processo di crescita non ancora terminato potrebbe essere intaccato dall’uso di psichedelici. Questo rende i risultati ottenuti non definitivi.

Inoltre l’LSD è una droga imprevedibile: la dose assunta, insieme a set e setting, gioca un ruolo fondamentale sugli effetti.

Proprio di dosi – o meglio, microdosi – si è tornato a parlare nella Silicon Valley. Il consumo di LSD è tornato in voga con finalità ben diverse da quelle per le quali lo usavano i figli dei fiori. Si potrebbe dire che, oggi come allora, chi fa uso di LSD è figlio del suo tempo e lo fa per ragioni che rispecchiano la società. Se negli anni ’70 la cultura beat era stato terreno fertile per il diffondersi dell’uso di LSD con il fine di aumentare la creatività e la coscienza di sé, negli anni 2000, nella società del capitalismo sfrenato e della competizione all’ultimo sangue, l’LSD ha assunto un nuovo ruolo.

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Secondo l’esperienza di chi ne fa uso in queste micro quantità, l’effetto sarebbe quello di affinare le capacità percettive quel tanto che basta per dar prova di maggior empatia e creatività. Due doti rare e preziose in contesti lavorativi altamente competitivi.

Uso terapeutico

La possibilità di usare le sostanze psichedeliche, e in particolare l’LSD, per fini terapeutici non è mai stata completamente messa da parte. Dopo anni di pressioni da parte del mondo accademico per riaprire la sperimentazione, si è finalmente tornati ad analizzare queste sostanze in relazione alla possibilità che, se usata sotto stretto controllo medico, possa alleviare i sintomi di ansia, depressione e disturbi ossessivo-compulsivi.

Effetti indesiderati

Il più noto degli effetti avversi legati all’assunzione di LSD è il bad trip: sensazioni spiacevoli che possono diventare terrificanti con conseguenti attacchi di panico, che possono lasciare i segni anche nei giorni seguenti.

Altri effetti negativi noti sono i cosiddetti flashback, ossia una allucinazione in un momento inaspettato a distanza di tempo (anche anni, seppur molto raro) dall’ultima assunzione. Il flashback è pericoloso perché può cogliere la persona interessata in momenti poco opportuni, che nella migliore delle ipotesi gli causerebbero una figuraccia, nella peggiore un incidente mortale.

Un effetto che ancora è oggetto di studio è l’entropia cerebrale. Grazie all’uso della Risonanza Magnetica Funzionale, si è scoperto un effetto finora sconosciuto: sembra che le sostanze psichedeliche rompano e ricostruiscano rapidamente e in modo casuale le connessioni attraverso le quali normalmente lavora il nostro cervello (brain network).

Le nuove connessioni però non permettono il ricostituirsi di quelle precedenti che facevano funzionare il cervello in modo “normale”.

In relazione alle microdosi a cui si fa riferimento nella Silicon Valley, che si aggirano intorno ai 10-20 microgrammi, ben lontani dai 75-150 microgrammi usati per i trip negli anni ’70, non ci sono studi sugli effetti collaterali a breve e lungo termine.

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