L’ultimo giorno prima di ricominciare: una lettera per non lasciarti andare
C’è un momento preciso in cui la vita ti mette di fronte a una scelta, un confine sottilissimo tra il
buio e la possibilità di tornare a respirare. Per mio figlio quel confine doveva essere un martedì di
ottobre, il giorno in cui era stato concordato l’ingresso in una struttura di riabilitazione. La valigia
era pronta all’ingresso, chiusa la sera prima con una cura che non gli vedevo usare da anni. Dentro
c’erano pochi vestiti puliti e un quaderno intonso, pronto per accogliere pensieri nuovi.
Mio figlio non è mai entrato in quella struttura. La notte prima ha ceduto a quello che, nella sua
testa, doveva essere l’ultimo sballo, un addio disperato e definitivo alla sua prigione: un mix letale
di alcol, cocaina e psicofarmaci assunti senza alcuna prescrizione medica. Il suo cuore non ha retto.
Oggi scrivo questa lettera aperta non per celebrare il mio dolore, ma perché la tragedia della mia
famiglia possa diventare uno specchio e un approdo per chiunque si trovi oggi a camminare sul
ciglio dello stesso precipizio.
L’illusione della solitudine e la voce della vergogna
Quando si affronta un disturbo da uso di sostanze o una dipendenza comportamentale, si tende a
sviluppare una vera e propria miopia emotiva. Si convince sé stessi di essere soli, incompresi, o
peggio, di rappresentare soltanto un peso insostenibile per chi ci sta intorno. La vergogna diventa
una gabbia che isola, spingendo la persona a nascondersi e a credere che la sostanza sia l’unico
anestetico possibile per quello che Vincenzo Aliotta ha spesso definito il “mal di denti dell’anima”.
In qualità di genitori, familiari o partner, commettiamo errori. Rincorriamo il problema con rabbia,
imponiamo ultimatum, a volte ci mostriamo rigidi o diciamo le cose sbagliate nel momento
sbagliato. Ma dietro ogni nostra fragilità, dietro ogni discussione o lacrima versata in cucina a tarda
notte, c’è un sentimento immutato: l’amore disperato di chi vuole vedervi felici e al sicuro. La
famiglia non è la causa né la giuria del vostro dolore; è la prima rete di protezione pronta a
stringersi intorno a voi, anche quando non sa come farlo nel modo perfetto.
Il mito del controllo e la trappola dell’ultima volta
Nel cammino della dipendenza si insinua quasi sempre un’illusione: la convinzione di poter gestire
il consumo, di saper calcolare il limite, o l’idea che ci sia sempre tempo per un’ultima volta. “Smetto
quando voglio”, “Da lunedì cambio vita”, “Stasera è l’ultima e poi basta”.
Secondo la letteratura scientifica, le sostanze alterano profondamente i circuiti cerebrali della
ricompensa e della valutazione del rischio, rendendo l’autocontrollo un miraggio puramente
illusorio. L’ultima volta non esiste quando si è da soli di fronte alla sostanza. La vera forza non sta
nel dimostrare di farcela da soli o nel tentare l’ultima sfida con se stessi, ma nell’ammettere di essere
impotenti di fronte alla dipendenza e accettare di chiedere aiuto a chi possiede le competenze
cliniche e umane per accompagnare la persona fuori dal tunnel.
Due mesi per ritrovare una vita intera
Se potessi parlare a mio figlio oggi, se potessi guardarlo negli occhi per un solo secondo ancora,
non gli parlerai dei suoi errori, né delle promesse infrante. Gli direi semplicemente: Guarda oltre
stasera.
Oggi la dipendenza ti sembra tutto il tuo mondo, un’ombra gigantesca che copre ogni prospettiva
futura. Ma non è così. La dipendenza è una malattia, non la tua identità. Tu non sei la sostanza che
usi, non sei la ricaduta di ieri, non sei la vergogna che ti schiaccia il petto.
Un percorso terapeutico integrato, svolto in un ambiente protetto e multidisciplinare con il supporto
di medici, psicoterapeuti ed educatori, non è una punizione né una resa. È un’opportunità di
ricostruzione. Richiede impegno, richiederà di guardarsi dentro e di mettere ordine nella propria
cassetta degli attrezzi emotiva, ma è un tempo infinitamente breve rispetto alla vita che vi attende.
Due mesi di cura, di ascolto e di lavoro su di sé possono sembrare una montagna insormontabile
oggi, ma sono solo il primo passo per restituirvi cinquant’anni di futuro, di relazioni autentiche, di
albe viste con occhi limpidi.
Un passo alla volta verso la rinascita
A te che stai leggendo questo testo con il cuore pesante, magari con la tentazione di rimandare a
domani quella telefonata o quel colloquio: ti prego, fermati. Guarda le persone che ti amano.
Accetta la mano tesa della tua famiglia e dei professionisti della salute mentale.
Nel lavoro clinico quotidiano rivolto alla cura delle dipendenze, l’esperienza mostra che la
guarigione non è un miracolo improvviso né un colpo di scena dettato dalla pura volontà. È un
cammino progressivo, un percorso di consapevolezza e responsabilità che si costruisce giorno dopo
giorno, un passo alla volta.
Non aspettare domani. Non concederti un’altra notte di illusorio sollievo che potrebbe privarti di
tutti i tuoi domani. Oggi hai una dipendenza che ti incatena, ma se scegli di affidarti alla cura, tra
due mesi avrai di nuovo la tua vita tra le mani.
Fai il primo passo, CONTATTACI!
Adesso hai una dipendenza, tra due mesi avrai una vita…