Centro San Nicola

La Stimolazione Magnetica Transcranica nel Trattamento della Dipendenza

Stimolazione Magnetica TranscranicaLa dipendenza da sostanze è una problematica che coinvolge milioni di persone in tutto il mondo e che ha un impatto drammatico suelle loro vite: isolamento, perdita del lavoro e incapacità a svolgere le attività della vita quotidiana.

Queste gravi conseguenze sul piano psicologico e sociale sono il riflesso di profondi cambiamenti che avvengono nella struttura e nella chimica cerebrale. Le sostanze, infatti (e tutti i comportamenti di dipendenza, anche quelli che non prevedono l'assunzione di una sostanza: gioco d'azzardo, dipendenza da sesso ecc.), agiscono in maniera profonda nel cervello delle persone, modificandone gli equilibri.

A livello strutturale, l'uso cronico di sostanze comporta una riduzione del volume cerebrale nella corteccia prefrontale, che è quella parte del nostro cervello che ci permette di pianificare, programmare ed eseguire determinate azioni, verificandone di volta in volta l'adeguatezza e dandoci modo di rivedere ciò che stiamo facendo e correggerlo in base alla sua efficacia.

Il nostro cervello funziona grazie ai neuroni in esso contenuti, i quali sono connessi gli uni agli altri attraverso impulsi elettrici e chimici trasmessi in maniera estremamente rapida ed efficiente. Le sostanze compromettono proprio tale trasmissione: gli impulsi sono più lenti e i neurotrasmettitori (sostanze chimiche che si trovano naturalmente nel nostro cervello) che passano dall'uno all'altro subiscono profonde modificazioni, traducendosi in comportamenti disregolati.

Sono proprio questi i meccanismi che le più innovative tecniche di stimolazione cerebrale cercano di modificare, per ottenere miglioramenti nella cura della dipendenza. Una tecnica non invasiva molto importante in questo ambito è la Stimolazione Magnetica Transcranica. Vediamo perché.

Il sistema della ricompensa

Un'area del cervello che svolge un ruolo importante nel ciclo della dipendenza è la corteccia cingolata anteriore (CCA) (Grass e Chandler, 2013): il sistema della ricompensa, in cui la CCA è coinvolta, è un circuito cerebrale attraverso il quale circola la dopamina, il neurotrasmettitore che media le sensazioni di piacere, benessere, pienezza, soddisfazione ed anche euforia che proviamo quando svolgiamo determinate attività. Tale circuito rappresenta uno dei motori della dipendenza.

Nella fase acuta di intossicazione da cocaina, si verifica un incremento nella quantità di dopamina presente nel cervello; allo stesso tempo, la capacità del cervello di smaltire la dopamina presente al suo interno si blocca: in tal modo, con un "sovraccarico" di dopamina causato dall'assunzione della sostanza, la persona fa esperienza di intense sensazioni di benessere ed euforia.

L'apprendimento tramite rinforzo

Un'altra struttura cerebrale coinvolta nel processo della dipendenza è la corteccia prefrontale dorsolaterale (CPFDL), coinvolta nell'apprendimento tramite rinforzo, il craving (il desiderio impulsivo della sostanza) e il controllo inibitorio (Koob e Volkow, 2010), giocando così un ruolo cruciale nel mantenimento della dipendenza. Tramite tali strutture cerebrali, infatti, la persona attribuisce valore e salienza agli stimoli connessi all'uso (apprendimento tramite rinforzo) e quindi alla ricompensa generata dalla cocaina (il sistema della ricompensa), contribuendo a mantenere lo schema comportamentale di ricerca compulsiva della sostanza.

Il controllo inibitorio

In tale schema comportamentale, la persona non è più in grado di fermare l'azione o la scelta (controllo inibitorio) per il tempo necessario a valutarne i costi e i benefici, le possibili conseguenze e le opportunità alternative a disposizione, in modo tale da poter scegliere in maniera consapevole e razionale. Così si generano, dunque, i comportamenti compulsivi di ricerca della sostanza (Jasinka et al., 2014; Chen et al., 2013).

In un esperimento condotto da Chen nel 2013, ad un gruppo di ratti è stata data la possibilità di assumere della cocaina presente all'interno della gabbia: ad ogni assunzione, però, i ratti ricevevano una scossa elettrica. Nonostante tali scosse somministrate ad ogni assunzione, i ratti ricercavano compulsivamente la sostanza, mettendo in atto i comportamenti disfunzionali della dipendenza, in cui si continua a cercare compulsivamente la sostanza nonostante tutti gli effetti negativi da essa prodotti. Tramite tale esperimento è stato scoperto che, stimolando la corteccia prefrontale di tali animali, la ricerca compulsiva della sostanza veniva interrotta. Tale risultato è stato raggiunto utilizzando una tecnica di stimolazione invasiva, non utilizzabile sull'essere umano. Tuttavia, queste conoscenze hanno aperto la strada all'utilizzo delle tecniche non invasive di stimolazione cerebrale (NIBS - Non Invasive Brain Stimulation) per studiare la relazione tra cervello e comportamento.

Tra queste, la Stimolazione Magnetica Transcranica Ripetitiva (rTMS) è una delle più innovative: il suo utilizzo consente, tramite l'induzione di un campo elettromagnetico a livello intracranico, di modificare il funzionamento delle cellule sottostanti il luogo della stimolazione (depolarizzazione), attivando (tramite impulsi ad alta frequenza, uguale o superiore a 5 Hz) o inibendo (tramite impulsi a bassa frequenza, uguale o inferiore a 1 Hz) l'attività neuronale a livello corticale e sottocorticale.

Numerosi studi dimostrano che la rTMS altera l'eccitabilità corticale tramite la modulazione di differenti neurotrasmettitori coinvolti nei processi della dipendenza: la rTMS applicata alla corteccia prefrontale dorsolaterale, infatti, stimola il rilascio di dopamina incrementandone la quantità. Inoltre, l'applicazione della rTMS in questa zona del cervello determina una riduzione dell'intensità e della frequenza degli episodi di craving e potenzia le capacità di controllo inibitorio.

Tali effetti a livello cerebrale sono resi possibili anche da una sola sessione di stimolazione, ma perché essi si traducano in una riduzione dei comportamenti di ricerca e degli episodi di craving sono necessarie più sessioni (Mishra et al., 2010). In tal modo, agendo direttamente sulle strutture cerebrali coinvolte nel meccanismo della dipendenza, la rTMS - affiancata ai più tradizionali metodi di cura (farmacologico e psicoterapico) - si configura come un importante intervento nel processo di recupero.

Dott. Claudio PederzaniDott. Claudio Pederzani
Psicologo - Psicoterapeuta
www.centrosannicola.com

BIBLIOGRAFIA

Chen, B.T., Yau, H., Hatch, C., Kusumoto-Yoshida, I., Cho, S.L., Hopf, F.W., Bonci, A., 2013. Rescuing cocaine-induced prefrontal cortex hypoactivity prevents compulsive cocaine seeking. Nature 496 (7445), 359–362.

Conti, C.L., Nakamura-Palacios, E.M., 2014. Bilateral transcranial direct current stimulation over dorsolateral prefrontal cortex changes the drug-cued reactivity in the anterior cingulate cortex of crack-cocaine addicts. Brain Stimul. 7 (1), 130–132.

Gass, J., Chandler, L., 2013. The plasticity of extinction: contribu- tion of the prefrontal cortex in treating addiction through inhibitory learning. Front. Psychiatry 4, 46.

Jasinska, A.J., Chen, B.T., Bonci, A., Stein, E.A., 2014. Dorsal medial prefrontal cortex (MPFC) circuitry in rodent models of cocaine use: implications for drug addiction therapies. Addict. Biol. 20 (2), 215–226.

Koob, G.F., Volkow, N.D., 2010. Neurocircuitry of addiction. Neuropsychopharmacology 35 (1), 217–238.

Mishra BR, Nizamie SH, Das B, Praharaj SK. Efficacy of repetitive transcranial magnetic stimulation in alcohol dependence: a sham-controlled study. Addiction 2010; 105: 49–55.