Centro San Nicola

Il Gioco D'azzardo Patologico (GAP): numeri e vittime di un fenomeno in crescita

Sebbene il gioco d'azzardo non sia un fenomeno nuovo per la società, in tempi recenti la sua presenza si è notevolmente ampliata ed esso è ormai largamente accettato a livello sociale e condiviso come divertimento lecito e di facile accesso, permesso dalla maggioranza degli Stati in tutto il mondo.

"Negli Stati Uniti, circa 2 milioni di persone (l'1% della popolazione) risponde ai criteri per il gioco d'azzardo patologico (GAP)"

A fronte di ciò, dalle ultime ricerche si stima che lo 0,2-1,2% della popolazione mondiale soddisfi i criteri per la diagnosi di gioco d'azzardo patologico (Shaffer, LaBrie, LaPlante, Nelson, Stanton, 2004). Sebbene la maggior parte delle persone sappia e riesca a giocare in maniera responsabile, l'American National Council on Problem Gambling stima (2009) che circa 2 milioni di persone (o l'1% della popolazione) negli Stati Uniti risponda ai criteri per il gioco d'azzardo patologico (GAP) secondo il DSM-IV-TR (American Psychiatric Association, 2000), e che il 2-3% della popolazione abbia un problema di gioco meno grave ma comunque significativo.

Statistiche rilevanti, che però sottostimano addirittura il fenomeno: non comprendono, infatti, i milioni di persone, soprattutto familiari, le cui vite sono profondamente colpite dalla presenza di un giocatore d'azzardo patologico vicino a loro.

L'impatto che il GAP può avere su una famiglia è spesso improvviso e devastante. I comportamenti compulsivi di gioco, infatti, sono molto più facili da nascondere ai membri della famiglia rispetto ad un abuso di sostanze: non essendovi conclamati sintomi fisiologici associati al gioco d'azzardo, è possibile che i familiari del giocatore restino completamente ignari del problema anche per lunghi periodi di tempo. Ciò fa sì che la situazione possa emergere all'improvviso, quando il problema è ormai molto difficile da risolvere.

In tali casi, l'impatto finanziario del gioco d'azzardo può essere un problema tale da costringere il coniuge a cambiare drasticamente e repentinamente vita. Spesso, i coniugi sono costretti a prendere in mano le redini finanziarie di tutta la famiglia per cercare di salvarla dalla bancarotta. Questo processo può diventare una fonte di notevole stress individuale e relazionale, a causa delle sfide associate alla gestione del debito, che possono implicare anche l'avere a che fare direttamente con creditori, curatori fallimentari e avvocati (Dickson-Swift, James, Kippen, 2005). Gli stessi genitori del giocatore possono essere vittime secondarie del gioco d'azzardo patologico, spesso perdendo la casa, anche in età avanzata, nel tentativo di salvare il proprio figlio.

"I fattori di stress finanziario che le famiglie devono affrontare spesso continuano per molti anni, a volte per tutta la vita"

È importante sottolineare, poi, che i fattori di stress finanziario che le famiglie devono affrontare spesso continuano per molti anni (a volte per tutta la vita), anche dopo che il giocatore ha smesso di giocare, e ciò costituisce un ricorrente richiamo al gioco d'azzardo e all'impatto che esso ha avuto sulla vita della famiglia. Per questi e altri motivi, il gioco d'azzardo patologico aumenta il rischio di violenza domestica (Korman et al, 2008; Muelleman, DenOtter, Wadman, Tran, Anderson, 2002), il disagio coniugale (Abbott, Cramer, e Sherrets , 1995; Hodgins et al, 2007; Yaffee & Lorenz, 1986) e la separazione o divorzio (National Gambling Impact Study, 1999; Tepperman, Korn, Reynolds, 2006).

"Il gioco d'azzardo patologico aumenta il rischio di violenza domestica"

Vittime ancor più innocenti di questa devastazione sono i figli dei giocatori, che in quanto tali subiscono forti stress emotivi. Anche se la ricerca sugli effetti che genitori con problematiche di gioco d'azzardo possono avere sui bambini è ancora limitata, i risultati già oggi indicano che la vita dei bambini è profondamente colpita soprattutto dai problemi comportamentali del genitore compulsivo (Darbyshire, Oster, e Carrig, 2001a; Franklin & Thoms, 1989; Jacobs et al, 1989; Lesieur & Rothschild, 1989; Lorenz, 1987).

Quando un genitore o altra persona che accudisce i bambini ha un problema con il gioco, i bambini possono sperimentare un sentimento di "perdita" assoluta, sviluppando sintomi accomunabili a quelli dati dalla perdita fisica del genitore (Darbyshire e colleghi, 2001a). Si sentono dimenticati, dunque sono depressi e arrabbiati. Possono pensare di aver causato il problema e, dunque, che se faranno i "bravi" esso si risolverà. Alcuni bambini si sentono gravati dalla responsabilità di accudire fratelli più piccoli o cercano comunque di aiutare il genitore: una situazione che causa loro stress.

I bambini potrebbero anche credere di doversi schierare con uno o l'altro genitore. Possono perdere fiducia nel genitore che fa promesse senza poi mantenerle. Possono persino rubare dal genitore o mostrare comportamenti problematici a scuola: alcuni bambini, infatti, cercano di deviare l'attenzione dal genitore affetto dal problema giocando loro stessi d'azzardo o trasgredendo la legge.

Per questo, per aiutare i bambini è molto importante far capire loro che i problemi della famiglia non sono causati da loro. La consulenza familiare o individuale può rappresentare un valido aiuto in questo senso.

Benedetto MicheliDott. Benedetto Micheli,
psicologo e psicoterapeuta
www.centrosannicola.com